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Tre miliardi di euro spesi, ma l’obiettivo ecologico resta un miraggio

Ecobonus auto, la Corte dei conti boccia i risultati: retrofit fallito, rottamazioni lente e soglie di emissioni troppo alte.
Il retrofit elettrico non ha praticamente trovato applicazione sul mercato italiano e i fondi pubblici destinati al rinnovo del parco auto sono stati distribuiti nella prima fase senza criteri di selezione economica. È uno dei giudizi più severi contenuti nella relazione della Corte dei conti dedicata alle agevolazioni per la mobilità sostenibile, approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato.
Il documento evidenzia come 3 miliardi di euro di incentivi, a fronte di 4.830 concessionari accreditati e oltre 1,3 milioni di prenotazioni, non abbiano prodotto un impatto ambientale proporzionato alla spesa sostenuta. Per questo motivo i magistrati contabili hanno rivolto raccomandazioni precise al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e all’Agenzia delle Entrate.
Retrofit elettrico fermo al palo e fondi assegnati senza tenere conto dell’Isee
La conversione dei vecchi motori termici in propulsori elettrici, prevista come opzione alternativa all’acquisto di un veicolo nuovo, non ha mai preso piede tra i consumatori italiani. A frenare il retrofit hanno contribuito sia i limiti tecnologici della soluzione sia una domanda di mercato quasi nulla.
La Corte dei conti contesta poi le modalità con cui sono stati erogati gli aiuti economici, assegnati inizialmente a pioggia senza alcun riferimento all’Isee dei richiedenti. Per i giudici contabili occorre una gestione più mirata delle risorse pubbliche, capace di intercettare davvero le esigenze dei cittadini interessati al ricambio del proprio veicolo.

La rottamazione penalizzata dai tempi lunghi e dal mercato dell’usato
Lo strumento pensato per eliminare dalla circolazione i veicoli più vecchi e inquinanti, dalla classe Euro 0 alla Euro 4, ha incontrato ostacoli concreti. La burocrazia ha imposto un allungamento dei tempi previsti per l’apertura e la chiusura delle pratiche, che sono passati da 180 a 270 giorni.
A indebolire ulteriormente l’efficacia della misura ha contribuito la vivacità del mercato dell’usato, soprattutto nelle regioni economicamente più deboli d’Italia e d’Europa. I mezzi ritirati spesso rientrano in circolazione altrove, spostando l’inquinamento verso altre aree geografiche invece di eliminarlo.
Le soglie di CO2 alzate hanno favorito i veicoli più inquinanti
La misura era nata per premiare l’acquisto di auto a basse emissioni, con un limite fissato a 60 grammi di CO2 per chilometro. Nel corso del tempo questa soglia è salita fino a 135 grammi per chilometro, oltre il doppio del valore stabilito in origine.
La conseguenza diretta è stata una concentrazione delle prenotazioni proprio nella fascia di emissioni più alta consentita, a discapito dei veicoli elettrici puri e ibridi plug-in con emissioni inferiori ai 50 grammi per chilometro. Per centrare l’obiettivo europeo del taglio del 55% delle emissioni entro il 2030, la Corte dei conti indica come necessario affiancare ai sussidi economici solide campagne di informazione e formazione dei consumatori.
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