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Autovelox, ecco il decreto: cosa succede alle vecchie multe?

Il decreto Salvini sugli autovelox è legge: omologazione automatica per 15 modelli, ma le vecchie multe restano un terreno conteso.
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha firmato il decreto che mette finalmente ordine nel settore degli autovelox, definendo con precisione le procedure di omologazione, verifica e taratura dei dispositivi. Il provvedimento, atteso da anni e ancora in attesa del via libera della Corte dei Conti prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, punta a costruire un “quadro regolatorio certo e omogeneo”, mettendo fine alle incertezze normative che hanno alimentato un numero elevato di ricorsi in tutta Italia.
L’obiettivo dichiarato dal ministro non è solo tecnico: Salvini ha voluto sottolineare la volontà di proteggere gli automobilisti da un uso strumentale dei controlli di velocità, affermando che “l’obiettivo primario resta quello di garantire la massima sicurezza sulle strade senza però che il controllo si trasformi in pretesto per fare cassa a spese dei cittadini”.
Un provvedimento atteso da anni per fare chiarezza normativa
Il decreto nasce dalla necessità di risolvere una distinzione che ha creato caos giuridico per anni: quella tra approvazione tecnica e omologazione. La Corte di Cassazione aveva più volte sottolineato nelle proprie ordinanze come i due concetti non fossero equivalenti, rendendo di fatto vulnerabili molti verbali emessi con dispositivi soltanto “approvati” ma non formalmente omologati.
Il provvedimento introduce procedure chiare e uniformi per l’intero territorio nazionale, con l’obiettivo di garantire al tempo stesso la precisione degli strumenti di rilevazione e la piena validità legale delle sanzioni. Una risposta diretta alle migliaia di ricorsi che negli ultimi anni hanno intasato i tribunali, spesso con esiti favorevoli agli automobilisti proprio per l’assenza di un quadro normativo solido.

Vecchie multe: perché i ricorsi potrebbero continuare
Nonostante il nuovo assetto normativo, gli esperti avvertono che il fronte dei contenziosi pregressi non si chiuderà automaticamente. Il principio cardine è chiaro: un decreto ministeriale non ha efficacia retroattiva, il che significa che le sanzioni già comminate con dispositivi non omologati al momento dell’infrazione restano potenzialmente impugnabili davanti ai giudici.
Sul piano giuridico, diversi esperti sostengono che un atto amministrativo non possa sanare con effetto retroattivo una vecchia approvazione, trasformandola in omologazione, senza violare il principio di legalità. A questo si aggiunge un ulteriore dubbio sollevato da alcuni operatori del settore, riguardante le competenze: secondo questa interpretazione, l’omologazione spetterebbe al Ministero delle Imprese e non al Ministero delle Infrastrutture, aprendo potenzialmente un nuovo fronte di contestazione.
I 15 modelli con omologazione automatica: chi è in regola da subito
Per i dispositivi prodotti e approvati in conformità al decreto ministeriale del 13 giugno 2017, il nuovo provvedimento prevede una sanatoria immediata: questi modelli sono considerati automaticamente omologati, senza necessità di ulteriori adempimenti. Per tutti gli altri, sarà invece obbligatorio integrare la documentazione esistente oppure avviare l’iter ordinario di omologazione.
Tra i modelli che beneficiano del riconoscimento automatico figurano l’Autovelox 106, il Tutor 3.0, il Vergilius Plus, il Celeritas Mse 2021 e le diverse versioni del Velocar Red&Speed. Per questi strumenti, la possibilità di presentare ricorso basandosi sulla mancata omologazione decade con l’entrata in vigore del decreto.
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