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Gomme auto: perché quelli di fabbrica non sono uguali a quelli dal gommista

Stesso nome, costruzione diversa: ecco perché i pneumatici OE e quelli dal gommista non sono mai lo stesso prodotto.
Acquistare le stesse gomme montate in fabbrica sembra la scelta più logica quando arriva il momento di sostituirle. Eppure i pneumatici OE (original equipment) e le versioni aftermarket, pur portando spesso lo stesso nome sul fianco, sono prodotti costruiti con obiettivi profondamente diversi, con differenze tecniche che cambiano concretamente il comportamento del veicolo.
La ragione sta nel processo che porta alla loro creazione: le gomme di primo equipaggiamento nascono da una collaborazione pluriennale tra produttore di pneumatici e casa automobilistica, con centinaia di prototipi testati per arrivare a una soluzione su misura per quel telaio specifico. Le versioni da ricambio, invece, devono adattarsi a un’ampia varietà di auto e stili di guida, con la polivalenza come criterio centrale. Una differenza di approccio che si traduce in scelte costruttive interne che l’occhio non può vedere semplicemente guardando la gomma.
Mescole, tensioni e battistrada: la costruzione che non si vede
Un test condotto da Tyres Review su una BMW M3 ha confrontato le due varianti del Michelin Pilot Sport 4 S, portando alla luce quanto possano divergere due prodotti che condividono lo stesso nome. La versione da ricambio impiega due mescole distinte; quella OE ne utilizza quattro, di cui una con caratteristiche vicine a quelle della gomma da pista Cup 2. Non cambia solo la mescola: la struttura interna può prevedere gli stessi materiali disposti con tensioni differenti, calibrate per rispondere ai requisiti di sterzo imposti dalla casa automobilistica.
C’è poi il fattore battistrada: le gomme OE lo hanno spesso meno profondo rispetto alle versioni aftermarket. Una scelta finalizzata a ridurre la resistenza al rotolamento, contenere i consumi e abbassare il rumore in abitacolo, a scapito però della longevità del pneumatico.

Asciutto contro bagnato: quando la specializzazione diventa un limite
Su strada asciutta le gomme OE esprimono il loro potenziale migliore: la messa a punto punta a una precisione millimetrica e a un bilanciamento ottimale tra avantreno e retrotreno, per esaltare il comportamento dinamico della vettura. È la priorità dichiarata dei costruttori di auto, orientati a offrire la migliore esperienza di guida al momento della consegna.
Sul fondo bagnato il rapporto si inverte. Nei test comparativi le versioni aftermarket hanno fatto registrare tempi fino a 2 secondi al giro più rapidi, con frenate più corte e una resistenza superiore all’aquaplaning. Chi progetta gomme da ricambio punta a garantire sicurezza in ogni condizione atmosferica e su chilometraggi elevati, un criterio diverso rispetto all’ottimizzazione per le prestazioni pure su asciutto.
Come riconoscere una gomma OE e perché col tempo può diventare obsoleta
Distinguere un pneumatico di primo equipaggiamento da uno generico è semplice: basta osservare le marcature sul fianco. Ogni casa automobilistica ha il proprio codice identificativo. BMW utilizza una stella, Porsche i codici N0, N1, N2 in progressione, Mercedes le sigle MOE, MO e MO1, Ferrari le marcature K1, K2 e K3. Audi ricorre ad AO, Volkswagen a VO e VW, Tesla a T0, T1 e T2, McLaren adotta MC, Lamborghini la lettera L e Bentley la B.
C’è però un aspetto rilevante da considerare: lo sviluppo della gomma OE si interrompe al momento del lancio del modello. Se l’auto ha qualche anno, la versione aftermarket potrebbe offrire prestazioni superiori perché beneficia degli aggiornamenti tecnologici introdotti nel frattempo dal produttore di pneumatici, aggiornamenti che la versione originale non ha mai recepito.
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