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Terre rare, la mossa della Cina che fa tremare l’auto elettrica mondiale

Le nuove restrizioni cinesi su terre rare e grafite minacciano produzioni globali per miliardi di euro in auto, tecnologia e difesa.
Le limitazioni imposte da Pechino alle esportazioni di terre rare rischiano di provocare uno shock nelle catene di approvvigionamento globali, con conseguenze dirette per il settore dell’auto elettrica. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’applicazione piena delle misure annunciate lo scorso ottobre potrebbe mettere a rischio produzioni per un valore complessivo di 5.500 miliardi di euro al di fuori della Cina.
Il rapporto Global Critical Minerals Outlook individua nei settori auto, tecnologico, energetico e della difesa gli ambiti più esposti a possibili interruzioni. Europa e Stati Uniti risultano le aree potenzialmente più colpite, con quasi la metà dell’impatto economico complessivo previsto su queste due regioni.
Anche la grafite nel mirino di Pechino
Oltre alle terre rare, l’Agenzia segnala un possibile inasprimento delle restrizioni sulla grafite, materiale essenziale per la produzione degli anodi nelle batterie agli ioni di litio. Un’eventuale estensione delle limitazioni a questo materiale porterebbe a rischio ulteriori 255 miliardi di euro di produzione a livello mondiale. La Cina controlla oggi la quasi totalità della produzione mondiale di questo materiale, elemento chiave di esposizione per il settore delle batterie a eventuali strozzature nell’offerta.

Il combinato disposto delle due misure, terre rare e grafite, delinea uno scenario di forte vulnerabilità per l’industria della mobilità elettrica, ancora fortemente dipendente dalle forniture cinesi per componenti chiave dei motori e degli accumulatori.
L’Occidente accelera sugli investimenti
Per contenere la dipendenza da Pechino, Europa e Stati Uniti hanno intensificato negli ultimi anni gli investimenti nelle materie prime critiche. I finanziamenti pubblici destinati a nuovi progetti sono aumentati di oltre quattro volte tra il 2023 e il 2025, per un totale di 65 miliardi di dollari, secondo i dati dell’IEA.
L’apertura di nuovi impianti di raffinazione negli Stati Uniti e in Malesia ha già contribuito a ridurre la quota cinese nel mercato mondiale delle terre rare, passata dal 90% del 2023 all’85% del 2025. Nell’ipotesi di un completamento nei tempi previsti di tutti i progetti annunciati, questa percentuale potrebbe scendere fino al 70% entro il 2035. Il settore dell’auto elettrica osserva con attenzione l’evoluzione del quadro normativo, consapevole del ruolo cruciale delle materie prime critiche per la produzione futura di veicoli a zero emissioni.
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