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Auto da evitare: 5 vetture che nessun meccanico vorrebbe nel proprio garage

Cinque categorie di vetture note per guasti costosi e affidabilità discutibile che ogni automobilista dovrebbe conoscere prima di acquistare.
Chi lavora quotidianamente in officina accumula un patrimonio di conoscenza pratica che nessun test drive può offrire. I meccanici sanno quali vetture tornano più spesso sul ponte sollevatore, quali riparazioni prosciugano il portafoglio dei proprietari e quali componenti nascondono insidie difficili da prevedere al momento dell’acquisto. Da questa esperienza diretta nasce una lista non ufficiale di cinque categorie di auto che nessun professionista del settore acquisterebbe mai, accomunate da difetti strutturali ricorrenti e costi di intervento spesso sproporzionati rispetto al valore del veicolo.
Catene e cinghie: il tallone d’Achille di BMW, Land Rover e Ford
Tra i problemi più temuti in officina, quelli legati alla distribuzione occupano un posto di rilievo. Le BMW con motore N47 diesel, nelle versioni Serie 1, Serie 3 e X1 precedenti al 2015, sono note per i cedimenti della catena di distribuzione: un guasto che comporta interventi dal costo esorbitante, spesso superiore al valore commerciale dell’auto stessa. Per questa ragione, nessun meccanico si avvicinerebbe a questi modelli.
Analoga criticità affligge i Land Rover e Range Rover equipaggiati con il motore diesel Ingenium, dotato di doppia catena di distribuzione. Un propulsore che figura a pieno titolo tra i peggiori degli ultimi anni per affidabilità. Sempre sul fronte della distribuzione, anche Ford ha lasciato un segno negativo con la prima generazione dell’EcoBoost 1.0: montato su Fiesta, Focus, Puma e Kuga di prima serie fino al 2020, condivide con il PureTech il medesimo punto debole, ovvero la cinghia a bagno d’olio, con conseguenze altrettanto gravi in caso di rottura.

Il PureTech 1.2 di Stellantis: un motore diventato sinonimo di guai
Se esiste un propulsore capace di mettere d’accordo tutti i meccanici, è il PureTech 1.2 di prima generazione, montato su una vasta gamma di modelli del gruppo Stellantis. Peugeot, Citroën, Opel e DS hanno adottato questo tre cilindri, la cui cinghia di distribuzione a bagno d’olio si è rivelata nel tempo una fonte costante di guasti gravi. La prima versione del motore è quella storicamente più problematica, al punto da essere considerata una delle scelte peggiori nel panorama automobilistico recente.
Non si tratta di un difetto marginale o raro: i problemi del PureTech sono stati segnalati con tale frequenza da diventare un caso noto anche al di fuori delle officine, coinvolgendo un numero elevato di proprietari in tutta Europa.
Il serbatoio AdBlue integrato: una scelta progettuale che costa cara
L’ultimo gruppo di vetture da evitare riguarda i modelli con sistema AdBlue, in particolare quelli a marchio Peugeot e Citroën. La criticità non riguarda la tecnologia di riduzione delle emissioni in sé, bensì una precisa decisione costruttiva: la pompa AdBlue è integrata direttamente nel serbatoio. Quando questo componente si guasta, la sostituzione parziale non è possibile. L’unica soluzione è il cambio dell’intero blocco, con un esborso economico che può risultare del tutto fuori proporzione rispetto all’età e al valore del veicolo colpito.
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