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Meno rifornimenti in tutta Europa: il caro-carburante cambia le abitudini

I prezzi del petrolio alle stelle frenano i rifornimenti: l’Europa consuma meno carburante ad aprile, con cali a doppia cifra in sei Paesi UE.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno innescato una catena di effetti diretti sui portafogli degli automobilisti europei. Ad aprile, le vendite di carburante nell’Eurozona sono scese del 3,5% su base annua, il calo più marcato dal 2023, secondo i dati Eurostat. Un segnale concreto di come il rincaro alla pompa stia modificando le abitudini di mobilità di milioni di persone.
L’Italia si allinea alla media europea con una contrazione intorno al 3%, concentrata soprattutto negli spostamenti non essenziali. La logistica, al contrario, regge. Gli automobilisti italiani percorrono meno chilometri, ottimizzano i rifornimenti e mostrano una crescente attenzione alle variazioni di prezzo: anche pochi centesimi al litro pesano sulle scelte quotidiane.
Il ruolo delle tensioni geopolitiche sui prezzi del greggio
Alla radice del fenomeno c’è l’escalation nel conflitto tra Iran, Usa e Israele, che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. L’incertezza sull’offerta globale ha spinto al rialzo le quotazioni del greggio, con ricadute immediate sui listini dei distributori in tutta Europa.
I numeri parlano chiaro: nell’Unione Europea il prezzo del diesel è aumentato del 33,7% su base annua, mentre la benzina ha registrato un incremento del 13,6%. Rincari di questa entità hanno inciso in modo diretto sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese, riducendo la propensione a rifornirsi con la stessa frequenza del passato.

Europa divisa: sei Paesi con cali a doppia cifra
Il quadro europeo mostra disparità significative. In sei economie dell’Unione Europea la flessione delle vendite di carburante ha superato la soglia della doppia cifra. Germania e Austria, insieme ad altre economie del centro-nord del continente, registrano contrazioni più rapide rispetto a quelle dell’Europa meridionale. Ancora più netto il dato del Regno Unito, dove le vendite di aprile sono calate del 10%.
Questa geografia del calo dipende in parte dalle diverse strutture fiscali e dalla sensibilità dei mercati locali alle variazioni del greggio. In ogni caso, il trend è uniforme: i consumatori europei rispondono ai prezzi elevati con una riduzione concreta dei consumi.
L’impatto sull’inflazione e le pressioni sulla Bce
Le conseguenze non si fermano alla pompa di benzina. L’accelerazione dei prezzi energetici ha contribuito a far salire l’inflazione nell’Eurozona dal 3% al 3,2% nel giro di un solo mese, rafforzando le pressioni sulla Banca centrale europea in merito alla gestione dei tassi d’interesse.
Il rischio più temuto dagli analisti è quello di un’inflazione più persistente del previsto, alimentata a cascata dai costi di trasporto e logistica su beni di consumo di largo utilizzo. Nei prossimi mesi, l’arrivo della stagione estiva potrebbe portare un aumento parziale degli spostamenti in auto, favorito anche da una diffusa diffidenza verso il trasporto aereo. L’Agenzia internazionale dell’energia non esclude un rimbalzo temporaneo della domanda di benzina, insufficiente però a invertire la traiettoria complessiva di un mercato sotto pressione.
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