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Svolta Ford: la strategia della Casa americana per battere la Cina

Jim Farley lancia la sfida ai marchi cinesi puntando su elettriche economiche: la risposta di Ford alla crisi del settore parte da una svolta radicale.
La pressione dei produttori cinesi sta costringendo i grandi gruppi automobilistici occidentali a ripensare le proprie priorità. Ford ha scelto di rispondere con una mossa concreta: abbandonare il segmento elettrico premium e concentrare le risorse sui modelli a basso costo, dove la domanda globale cresce senza sosta. Una scelta che l’amministratore delegato Jim Farley considera inevitabile, leggendo i segnali che arrivano da mercati come Cina, Europa e Australia.
La competizione cinese fissa nuove regole di prezzo
Il confronto con i costruttori di Pechino è ormai il punto di partenza di qualsiasi ragionamento strategico nel settore. In Cina la soglia del “low-cost” per un’auto elettrica si attesta attorno ai 100.000 yuan, circa 12.500 euro. BYD ha già portato in Europa modelli come la Seagull, ribattezzata Dolphin Surf, capaci di offrire dotazioni standard complete, alzacristalli elettrici e radio inclusi, a prezzi che i costruttori occidentali faticano a replicare.
La strategia del “valore prima del volume“, su cui molti marchi europei e americani avevano costruito i propri piani di elettrificazione, non ha prodotto i risultati attesi. In assenza di incentivi statali robusti, gli automobilisti non si spostano spontaneamente verso modelli costosi a zero emissioni, e la domanda si concentra sulla fascia accessibile.

Ford cambia rotta: ibridi ed EREV al posto del premium elettrico
La risposta di Ford è già visibile nella gamma. L’azienda ha ridimensionato i progetti sui veicoli elettrici di fascia alta, spostando l’attenzione sulle varianti ibride della F-Series e su futuri modelli a autonomia estesa (EREV). La Mustang Mach-E e l’E-Transit continuano la produzione, ma le ambizioni nel segmento premium a zero emissioni sono state accantonate.
Jim Farley ha sintetizzato la direzione intrapresa: “Siamo usciti dal segmento degli EV di fascia alta, ma abbiamo deciso di raddoppiare gli sforzi su quelli accessibili. È questo che si vende oggi in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti. Se guardiamo all’Australia, alla Cina, all’Europa, tutti questi mercati stanno spostandosi verso un EV puro come mezzo da pendolarismo, a basso costo. È lì che il mercato è già arrivato”.
Il mercato dell’usato come indicatore della domanda reale
Per capire dove stia andando davvero la domanda, Farley guarda a un segmento spesso trascurato nelle analisi di settore: l’usato elettrico. In un’intervista al podcast Rapid Response, il CEO ha dichiarato: “Ciò che conta davvero nelle vendite EV è che i veicoli realmente accessibili stanno diventando i più popolari. Gli usati sono molto richiesti in questo momento. Il mercato è cambiato. Guardo più al mercato dell’usato che a quello del nuovo per capire la mentalità dei consumatori e vedo che c’è ancora molto interesse per gli ibridi”.
Un’analisi che collega direttamente il tema del costo del carburante con quello dell’accessibilità reale dei veicoli elettrici. I costruttori globali si trovano ora davanti a una domanda sempre più concreta da parte dei consumatori: se i marchi cinesi riescono a offrire un EV completo a prezzi contenuti, perché i marchi occidentali non possono fare lo stesso?
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