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Auto elettrica, si risparmia davvero? Ecco quello che non ci dicono

Auto alla spina: i conti reali tra bolletta, dispersioni e ricarica pubblica smontano il mito del risparmio a ogni chilometro percorso.
La mobilità elettrica viene promossa con insistenza come la scelta economicamente più vantaggiosa per gli automobilisti. Ma i dati reali dipingono uno scenario molto più complesso: tra costi energetici sottostimati, perdite di efficienza e infrastrutture da finanziare di tasca propria, il risparmio promesso si assottiglia fino a ribaltarsi in una spesa superiore rispetto ai veicoli tradizionali.
Il nodo centrale riguarda il prezzo effettivo dell’energia elettrica per la ricarica domestica. I valori diffusi dai fornitori, compresi tra 25 e 30 centesimi per kilowattora, fotografano soltanto la componente energetica pura. Secondo l’ARERA, l’autorità italiana di regolazione per il settore energetico, questa voce incide per circa il 50% sulla bolletta finale: tasse e oneri di sistema raddoppiano la cifra reale, portando il costo a 0,55-0,60 euro per kWh.
Dispersione energetica e costi nascosti dell’infrastruttura domestica
A questa correzione sul prezzo unitario si aggiunge un’ulteriore variabile spesso ignorata: l’energia elettrica misurata dal contatore non coincide con quella effettivamente immagazzinata nella batteria. La conversione da corrente alternata a corrente continua provoca inevitabilmente delle perdite, rilevabili anche attraverso il surriscaldamento dei cavi. Stando ai test condotti dall’ADAC, l’automobil club tedesco, l’utilizzo di una wallbox domestica comporta una dispersione compresa tra il 6% e il 10%, quota che il proprietario paga senza riceverne alcun beneficio pratico.
A questi costi operativi si sommano le spese infrastrutturali necessarie per ricaricare a casa. L’installazione di una wallbox richiede un investimento iniziale non trascurabile. Spesso è indispensabile anche l’aumento della potenza domestica, ad esempio da 3 a 6 kW, con una quota fissa annuale più elevata da sostenere indipendentemente da quante volte si ricarica l’auto nel corso dell’anno.

Il confronto numerico tra Fiat 500 elettrica e benzina
Un esempio concreto chiarisce meglio di qualsiasi ragionamento astratto la portata del problema. Per percorrere 200 chilometri con la versione elettrica della Fiat 500, considerando le perdite di ricarica, sono necessari circa 46 kWh prelevati dalla rete. Al costo reale di 0,60 euro/kWh, la spesa totale si attesta intorno ai 27,60 euro. La versione a benzina dello stesso modello, per coprire la medesima distanza, consuma circa 12 litri di carburante: al prezzo di 1,78 euro al litro, la spesa scende a 21,36 euro.
Il risultato è che, persino ricaricando esclusivamente da casa, il veicolo elettrico risulta più costoso del corrispettivo a combustione interna. Un divario che si amplia drasticamente quando si ricorre alla rete pubblica di ricarica.
Ricarica pubblica: i prezzi alle colonnine azzerano qualsiasi vantaggio
Secondo i dati raccolti dall’osservatorio Adiconsum, le tariffe medie praticate alle colonnine pubbliche seguono una scala crescente in funzione della velocità di erogazione: la ricarica veloce si attesta a 0,62 euro/kWh, quella fast a 0,74 euro/kWh, mentre la ultra-fast raggiunge 0,95 euro/kWh. Valori che rendono l’alimentazione esterna decisamente onerosa rispetto alla ricarica domestica, già di per sé non competitiva con il pieno tradizionale.
Questi numeri, messi in fila, sollevano interrogativi concreti sulle modalità con cui la transizione elettrica viene comunicata al grande pubblico. L’assenza di un’informazione trasparente sui costi reali rischia di penalizzare i consumatori che scelgono l’auto elettrica affidandosi a proiezioni di risparmio che non trovano riscontro nella realtà quotidiana.
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