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Vacanze in auto elettrica: le soste per ricaricare rallentano davvero il viaggio?

Le statistiche sulle soste autostradali e la potenza delle colonnine moderne mettono in discussione un luogo comune molto diffuso.
Centinaia di chilometri recuperati durante una pausa al bar o a pranzo: i dati sulla ricarica rapida in autostrada smontano uno dei freni psicologici più diffusi tra chi valuta un viaggio estivo a bordo di un’auto a zero emissioni. La percezione che l’elettrico allunghi i tempi di trasferimento non regge a un confronto con la realtà delle infrastrutture attuali e dei consumi medi dei veicoli moderni.
Basta costruire un calcolo semplice. Una colonnina da 150 kW abbinata a un’auto che percorre 100 chilometri con 18 kWh consente di recuperare oltre 200 chilometri di autonomia in una sosta da 15 minuti. Con 20 minuti a disposizione si superano i 270 chilometri. Chi dispone di un modello compatibile con infrastrutture da 250-300 kW può recuperare tra 250 e 400 chilometri reali in una singola pausa, con variazioni legate alla temperatura degli accumulatori e al livello di carica iniziale della batteria.
Le soste fanno già parte del viaggio, anche senza un display che le impone
Il dato tecnico acquista ancora più peso se confrontato con i comportamenti reali degli automobilisti. Gli enti preposti alla sicurezza stradale indicano una pausa ogni due ore di guida come soglia minima raccomandata, il che corrisponde a fermarsi ogni 180-250 chilometri a velocità autostradale. Una frequenza che chi viaggia in famiglia o con altri passeggeri rispetta spesso in modo spontaneo, indipendentemente dal tipo di alimentazione del veicolo.

Le statistiche sulle soste negli autogrill parlano di 10-15 minuti per un caffè e di circa 30 minuti per un pasto. Intervalli nei quali l’auto elettrica ricarica in parallelo, senza sottrarre tempo al programma di viaggio. La differenza rispetto a chi viaggia con un motore a benzina o diesel si riduce, nei fatti, a quasi zero.
Infrastruttura in autostrada: la condizione che trasforma i numeri in pratica reale
I calcoli appena descritti presuppongono una condizione precisa: le colonnine devono trovarsi nelle aree di servizio autostradali, non in zone esterne raggiungibili solo dopo un’uscita dal raccordo. Nel secondo caso, il tempo per deviare, ricaricare e rientrare nel flusso si somma alla sosta e modifica il bilancio complessivo del viaggio.
Quando invece la ricarica rapida è integrata direttamente negli autogrill, la sosta e il rifornimento di energia coincidono. Il risultato è che affrontare un lungo trasferimento estivo a bordo di un’auto elettrica, con una rete infrastrutturale adeguata lungo il percorso, non costringe a pianificare attese aggiuntive rispetto a un viaggio con un veicolo tradizionale.
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