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La Porsche 911 resterà a benzina: la strategia 2035 della Casa tedesca

Porsche taglia modelli, posti di lavoro e ambizioni elettriche, ma la 911 con motore termico resta intoccabile nel piano strategico al 2035.
La Porsche 911 non diventerà mai completamente elettrica. Lo ha dichiarato senza margini di ambiguità il CEO Michael Leiters davanti agli azionisti, in quello che è stato anche il momento più simbolico di una svolta strategica profonda. Il marchio di Zuffenhausen sta ridisegnando obiettivi, gamma e struttura organizzativa, chiudendo con le promesse ambiziose del debutto in Borsa del 2022 e aprendo una nuova fase improntata alla selettività e alla redditività per unità venduta.
I numeri che hanno imposto il cambio di rotta
Tre anni fa, la quotazione in Borsa di Porsche arrivava con obiettivi precisi: margini operativi oltre il 20%, crescita sostenuta nel mercato cinese e una quota di vendite di modelli a zero emissioni fino all’80% entro il 2030. Nessuno di questi traguardi è stato centrato e, alla luce degli ultimi dati, nessuno appare prossimo al raggiungimento.
I risultati del 2025 raccontano una situazione critica: il margine operativo si è fermato intorno all’1%, schiacciato da 3,1 miliardi di euro di costi legati alla ristrutturazione e da ulteriori 700 milioni imputabili ai dazi statunitensi. Le consegne hanno subito un calo del 10% nel 2024 e di un ulteriore 15% nei primi mesi del 2026. Durante l’assemblea degli azionisti, diversi investitori hanno parlato apertamente di promesse tradite, puntando il dito anche sulla governance, con particolare riferimento al doppio incarico ricoperto da Oliver Blume, a capo del gruppo Volkswagen e, fino al 2025, contemporaneamente anche di Porsche.

Meno modelli, più valore per vettura
Il piano Strategy 2035, che Leiters ha continuato a difendere con convinzione, traccia una direzione chiara: abbandonare la corsa ai volumi per puntare sulla qualità dell’offerta e sul margine per singola unità. “La trasformazione è più lenta, meno prevedibile e significativamente più complessa di quanto ci aspettassimo solo pochi anni fa”, ha spiegato il top manager.
In termini concreti, questo significa una gamma ridotta, con meno varianti e maggiore integrazione con la tecnologia del gruppo Volkswagen. I tagli al personale confermano la profondità della riorganizzazione: dopo i 2.000 esuberi del 2025, sono in discussione ulteriori 1.900 uscite. Il prossimo 7 ottobre si terrà il Capital Markets Day, durante il quale verranno forniti dettagli più precisi sul perimetro del piano industriale.
La 911 termica: pilastro commerciale e identitario
In questo scenario di ridefinizione, la Porsche 911 occupa una posizione del tutto peculiare. La dichiarazione di Leiters non riguarda solo il posizionamento del marchio, ma risponde a dati concreti di mercato: nel 2025 la 911 ha superato le 50.000 consegne globali, crescendo persino in un anno complessivamente negativo per l’intero marchio.
In una fase di forte contrazione, Porsche ha fatto leva proprio su modelli come la 911 per sostenere i volumi, mentre altre linee registravano flessioni più marcate. Il futuro della sportiva più celebre di Zuffenhausen passerà da un sistema ibrido ad alte prestazioni sviluppato internamente, descritto come la soluzione capace di preservare le caratteristiche dinamiche e l’identità del modello senza rinunciare a un aggiornamento tecnologico sostanziale. L’approccio multi-tecnologico confermato per l’intera gamma non intacca quindi questo limite invalicabile.

La Cina come sfida strutturale, non temporanea
Il nodo più delicato dell’intera strategia resta il mercato cinese. Leiters non lo inquadra come una difficoltà congiunturale, ma come una trasformazione strutturale che sta modificando in profondità gli equilibri del segmento premium. Clienti con aspettative più elevate, cicli tecnologici accelerati e una concorrenza locale sempre più agguerrita stanno cambiando le regole del gioco in modo permanente.
La risposta di Porsche si articola su più livelli: sviluppo di software dedicati e funzioni di guida avanzata pensate specificamente per le esigenze di quel contesto, e una drastica riduzione della rete di concessionari, che potrebbe essere ridimensionata fino alla metà degli attuali punti vendita. La produzione locale in Cina, al contrario, non viene considerata percorribile né sostenibile nell’attuale configurazione strategica.
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