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Stop ai motori termici rinviato: l’Europa fa marcia indietro sul 2035

L’industria automobilistica europea respira: Bruxelles finanzia le batterie e salva una quota di motori termici con il nuovo target del 90%.
Un pacchetto di misure da 1,8 miliardi di euro per sostenere la produzione europea di batterie e una revisione al ribasso degli obiettivi climatici: così Bruxelles ridisegna il futuro dell’automotive continentale. La Commissione Europea abbandona l’idea di un divieto totale dei motori a combustione entro il 2035, accettando che una percentuale residua di veicoli ibridi possa continuare a circolare. La svolta arriva mentre l’industria chiede maggiore flessibilità e diversi governi premono per soluzioni alternative all’elettrico puro.
Supercrediti e nuove categorie: le E-Car premiate dall’Europa
Bruxelles punta su una strategia innovativa per rendere la mobilità elettrica più accessibile. Nasce la categoria M1E, dedicata a vetture a batteria di dimensioni contenute, con lunghezza massima di 4,2 metri. Queste E-Car, ispirate alle compatte giapponesi K-Car, riceveranno vantaggi fiscali significativi e un sistema di incentivi per i costruttori basato sui “supercrediti“.
Il meccanismo consente alle case automobilistiche di gonfiare virtualmente le vendite di questi modelli nel calcolo complessivo delle emissioni di CO2 della gamma, facilitando il rispetto dei limiti europei. L’obiettivo è stimolare la produzione di auto elettriche economiche, colmando il gap di prezzo con i modelli tradizionali e accelerando l’adozione su larga scala.

1,5 miliardi a tasso zero per produrre celle in Europa
Il “Battery Booster” costituisce il cuore del piano industriale europeo per l’elettrificazione. La Commissione stanzia complessivamente 1,8 miliardi di euro destinati alla filiera delle batterie: la quota maggiore, 1,5 miliardi, verrà erogata attraverso prestiti a tasso zero alle aziende che producono celle sul territorio dell’Unione. Le risorse restanti finanzieranno progetti di innovazione e rafforzeranno la sicurezza delle catene di approvvigionamento.
Per le flotte aziendali arrivano obiettivi vincolanti a livello nazionale: le grandi aziende dovranno privilegiare veicoli a zero o basse emissioni, con ricadute positive anche sul mercato dell’usato. Chi riceve fondi pubblici dovrà acquistare esclusivamente veicoli “Made in EU” a emissioni zero o ridotte.
Dal 100% al 90%: spazio per ibride plug-in e carburanti sintetici
La modifica più attesa riguarda la soglia di riduzione della CO2: dal 100% originariamente previsto si scende al 90%, lasciando margine per un numero limitato di auto con motore a combustione. Germania e Italia hanno ottenuto questo risultato, spingendo anche per il riconoscimento di biocarburanti e carburanti sintetici come soluzioni valide.
Il compromesso favorisce principalmente ibride plug-in e range extender, veicoli con emissioni contenute capaci di affiancare le elettriche senza esporre i produttori a sanzioni pesanti per sforamento dei limiti. Tra le condizioni imposte figura l’utilizzo di acciaio verde nella produzione. La soluzione evita uno shock industriale immediato, consentendo una transizione più graduale per costruttori e lavoratori del settore automotive.
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