News
Guai in vista per molti automobilisti: la strumentazione hi-tech in dotazione alle forze dell’ordine che non perdona

La polizia introduce strumenti tecnologici avanzati per contrastare le modifiche illegali ai sistemi antinquinamento dei veicoli diesel, con sanzioni fino a 4mila euro.
La polizia stradale ha introdotto un nuovo strumento di controllo per individuare le manomissioni ai dispositivi antinquinamento dei motori diesel. Il sistema diagnostico permette di verificare in pochi minuti se il filtro antiparticolato (DPF o FAP) è stato rimosso o se i catalizzatori con iniezione di AdBlue sono stati alterati.
La pratica di modificare questi componenti si è diffusa negli anni tra automobilisti e aziende di autotrasporto per evitare i costi di manutenzione e i problemi tecnici che questi sistemi presentano nel tempo. Le forze dell’ordine possono ora rilevare queste irregolarità durante i controlli stradali, con sanzioni che vanno da poche centinaia fino a oltre 4mila euro, oltre al ritiro della carta di circolazione e al fermo amministrativo per tre mesi.
La sperimentazione parte dal Friuli Venezia Giulia
I nuovi dispositivi diagnostici sono attualmente in fase di sperimentazione presso la polizia stradale di Palmanova, in provincia di Udine. Se i risultati saranno positivi, il sistema verrà esteso progressivamente ad altre province italiane fino a coprire l’intero territorio nazionale.
I controlli si concentreranno inizialmente sui mezzi pesanti, dove le modifiche sono più frequenti, soprattutto tra le imprese di autotrasporto che gestiscono flotte numerose. In una fase successiva, i controlli interesseranno anche le autovetture private, dove le manomissioni risultano tutt’altro che rare.

Come funziona il sistema di rilevamento
Il funzionamento del nuovo strumento è semplice ed efficace: il dispositivo diagnostico viene collegato alla centralina elettronica del veicolo, la stessa utilizzata nelle officine meccaniche per verificare eventuali problemi al motore. In tempo reale emerge se sono state apportate modifiche illegali ai sistemi antinquinamento.
Le alterazioni più comuni riguardano la riprogrammazione della centralina per disattivare il FAP o eliminare i controlli sull’AdBlue, il liquido a base di urea utilizzato nei sistemi SCR per ridurre le emissioni di ossidi di azoto. Queste modifiche erano finora praticamente impossibili da individuare durante un normale controllo stradale, ma la nuova tecnologia cambia completamente lo scenario.
I problemi ricorrenti dei motori diesel
I motori diesel presentano nel tempo problematiche legate proprio ai dispositivi antinquinamento. Il filtro antiparticolato può intasarsi e richiedere interventi costosi di pulizia o sostituzione, mentre l’AdBlue crea frequenti grattacapi agli automobilisti. Alcuni meccanici esperti consigliano di svuotare periodicamente il serbatoio dell’AdBlue per evitare la formazione di residui cristallizzati particolarmente dannosi per il sistema di iniezione.
Nonostante i disagi, le modifiche ai sistemi antinquinamento restano illegali e comportano rischi elevati: chi viene sorpreso con un veicolo manomesso deve affrontare sanzioni economiche pesanti e l’immobilizzazione del mezzo per tre mesi, un periodo che può causare notevoli problemi operativi soprattutto per i professionisti dell’autotrasporto.
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Telegram
Clicca qui per mettere "mi piace" alla nostra pagina Facebook
Riproduzione riservata © - MM














