News
Gasolio, scorte a rischio: l’estate degli italiani è davvero in pericolo?

Crisi del gasolio in Europa: scorte a rischio, razionamenti possibili e un’estate che potrebbe cambiare la mobilità degli italiani.
Il trasporto merci italiano è già sull’orlo della paralisi: Trasportounito ha proclamato uno sciopero dal 20 al 25 aprile, mentre Ryanair avverte che le proprie scorte di carburante potrebbero esaurirsi già a maggio. Dietro queste mobilitazioni c’è un’unica causa: il blocco dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretta del conflitto avviato dagli Stati Uniti in Iran, che sta privando l’Europa di quantità crescenti di gasolio raffinato. I prezzi di carburanti ed energia sono già in forte rialzo, ma il rischio più grave non è economico: è fisico, riguarda la disponibilità reale del prodotto.
Voli a rischio e strade svuotate per decreto
Le misure allo studio per contenere i consumi disegnano uno scenario da emergenza nazionale. Tra le ipotesi circolate figurano la riduzione dei limiti di velocità in autostrada, lo smart working obbligatorio per almeno tre giorni a settimana e il ritorno delle targhe alterne nelle grandi città. Sul fronte aereo, l’Unione Europea potrebbe introdurre limitazioni ai voli turistici, dopo che Ryanair ha lanciato l’allarme su una possibile interruzione delle operazioni già nel corso del prossimo mese.
Il confronto con la crisi petrolifera degli anni Settanta è già esplicito tra gli analisti: il vuoto produttivo stimato ammonta a 3 milioni di barili al giorno, una cifra che rende concreto lo spettro del razionamento delle scorte.

Perché l’Italia è più vulnerabile di altri paesi
Il dato che spiega la fragilità italiana non riguarda il greggio, bensì il prodotto finito: il 57% del diesel consumato nel Paese transita dallo Stretto di Hormuz, circa 3 milioni di tonnellate l’anno. La quota di greggio grezzo importata da quella rotta è invece limitata al 6%, ma questo non attenua il problema.
La ragione strutturale è industriale: l’Europa ha progressivamente chiuso o convertito i propri impianti di raffinazione, diventando dipendente dall’importazione di carburante già lavorato. È questa scelta, compiuta negli ultimi decenni, a trasformare il blocco di Hormuz in una minaccia concreta per la catena energetica del Vecchio Continente.
Il peso sulla mobilità e sull’economia reale
Le categorie più esposte sono due: il 40% delle auto private italiane, alimentate a gasolio, e il 90% del trasporto merci nazionale, che dipende interamente da quel carburante. Lo sciopero proclamato da Trasportounito è il primo segnale di una crisi che, se non risolta rapidamente, produrrà interruzioni lungo tutta la filiera logistica e commerciale.
Senza un ritiro statunitense dall’Iran e la conseguente riapertura dello Stretto, l’estate si preannuncia segnata da restrizioni alla mobilità, blocchi nel trasporto e possibili limitazioni ai voli su scala continentale.
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Telegram
Clicca qui per mettere "mi piace" alla nostra pagina Facebook
Riproduzione riservata © - MM














