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Toyota contro l’Europa: i criteri del Made in EU danneggiano l’automotive

Toyota sfida l’Industrial Accelerator Act: partnership globali e neutralità tecnologica per non perdere terreno nella corsa alla decarbonizzazione.
La competitività dell’industria automobilistica europea passa per l’apertura, non per la chiusura. È questo il messaggio che Yoshihiro Nakata, presidente di Toyota Europa, ha lanciato durante un congresso di Automotive News Europe, prendendo posizione sull’Industrial Accelerator Act e sui suoi criteri per il Made in EU. Secondo il manager, escludere partner come Giappone, Regno Unito e Turchia dai requisiti di ammissibilità significa indebolire proprio quella filiera che il regolamento vorrebbe rafforzare.
Il tema non è solo normativo: in gioco ci sono investimenti, posti di lavoro e trasferimento tecnologico. E mentre le regioni concorrenti avanzano senza vincoli analoghi, un’Europa che stringe i criteri di accesso rischia di perdere posizioni in un mercato globale sempre più competitivo.
Il rischio concreto di criteri troppo restrittivi
Escludere alleati storici dal perimetro del Made in EU non è una scelta neutrale. Per Nakata, paesi come Giappone, Regno Unito e Turchia contribuiscono in modo strutturale alla catena del valore europea: tagliarli fuori significa rinunciare a economie di scala regionali costruite nel tempo, con ricadute dirette su occupazione e capacità industriale.

“Riteniamo che alcuni partner strategici, come ad esempio Regno Unito, Giappone e Turchia, debbano essere riconosciuti allo stesso modo nel Made in EU. La resilienza dell’Europa si fonda non solo sulla produzione locale, ma anche sulla collaborazione con i partner per creare economie di scala regionali e un successo condiviso. Lavorando insieme, siamo tutti più forti”, ha dichiarato Nakata. Una posizione che non mette in discussione gli obiettivi del regolamento, ma chiede di ridisegnarne i confini in modo più inclusivo, prima che i ritardi e le restrizioni producano danni difficili da recuperare.
Dalla decarbonizzazione all’idrogeno: la visione multi-percorso di Toyota
Sul fronte della transizione energetica, il costruttore giapponese difende da tempo un modello che rifiuta la monocultura del veicolo full electric come unica risposta possibile. La domanda dei consumatori è incerta e disomogenea, e una strategia di decarbonizzazione credibile deve tenerne conto, mantenendo la flessibilità necessaria per adattarsi senza abbandonare l’obiettivo comune.
In quest’ottica, gli ibridi plug-in vengono considerati una tecnologia pragmatica e già disponibile, capace di ridurre le emissioni nell’immediato. I carburanti rinnovabili occupano invece un ruolo chiave nella visione di Nakata: abbattono le emissioni di carbonio, consolidano il know-how tecnologico europeo e riducono la dipendenza dai combustibili fossili. A chiudere il quadro, la richiesta di una piena attuazione del regolamento AFIR sulle infrastrutture di rifornimento a idrogeno, con un’attenzione particolare al segmento del trasporto pesante.
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