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F1 e MotoGP a rischio: calendari in pericolo per il conflitto in Medio Oriente

La guerra tra Usa, Israele e Iran mette a rischio i Gran Premi di Bahrain e Qatar previsti ad aprile: i paddock corrono ai ripari con possibili calendari alternativi.
Il Golfo Persico in fiamme sta trascinando nel caos anche il mondo dei motori. Dopo i bombardamenti americani e israeliani sull’Iran e i successivi attacchi missilistici della repubblica islamica, il WEC ha già sospeso la 1812 Km del Qatar senza fissare una nuova data. Ora anche Formula 1 e MotoGP si trovano esposte: le difficoltà logistiche sono già concrete, con parte del paddock della MotoGP ancora bloccata in Thailandia e il trasferimento verso Melbourne avvenuto tra mille complicazioni.
Le parole di Gené raccontano le difficoltà
A fare il punto della situazione è stato Marc Gené, ambassador Ferrari e voce di Sky Sport, intervenuto al programma ‘El Larguero’ su Cadena SER. Il pilota spagnolo ha descritto i disagi vissuti in prima persona per raggiungere l’Australia: “La maggior parte di noi viaggiava con Emirates e passava da quella zona del mondo, perché è di passaggio e perché non ci sono aerei che possono arrivare in Australia senza fare rifornimento”.
Gené ha poi aggiunto che le cose sarebbero potute andare molto peggio con il vecchio formato di calendario, che prevedeva l’apertura in Bahrain: “Avremmo potuto essere bloccati lì”, ha detto, sottolineando la fortuna di aver evitato uno scenario ancora più critico.

Aprile è il mese più a rischio
Il calendario della Formula 1 fissa due appuntamenti consecutivi in zona calda: il GP del Bahrain il 12 aprile e il GP dell’Arabia Saudita il 19 aprile. Gené è stato diretto sull’incertezza che aleggia su queste date: “Australia, Cina e Giappone si faranno sicuramente e poi si vedrà. Ma la FIA deve saperlo con largo anticipo, perché servono almeno quindici o venti giorni per organizzare gli spostamenti”.
A complicare i piani ci sono le dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui il conflitto potrebbe durare “4-5 settimane, ma potrebbe protrarsi anche più a lungo”, ovvero fino almeno a metà aprile. Il 12 aprile è la data più critica: in quello stesso weekend è previsto anche il GP del Qatar di MotoGP, con due campionati simultaneamente a rischio.
Circuiti alternativi e scenari in costruzione
Nei paddock si lavora in silenzio a possibili piani di emergenza. Le strade percorribili sono essenzialmente due: la cancellazione delle gare interessate oppure la ricerca di sedi alternative, opzione resa complicata dalla ristrettezza dei tempi disponibili.
Per la Formula 1 circolano i nomi di Imola, Portimao e Istanbul Park come circuiti potenzialmente sostituibili, anche se si tratta ancora di ipotesi non ufficializzate. Una certezza però emerge con chiarezza: ogni settimana in più di conflitto restringe ulteriormente i margini di manovra, aumentando la pressione su FIA e Dorna per prendere decisioni rapide e concrete.
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