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La truffa dell’auto senza benzina: come smascherarla e non cadere nella trappola

Uno stratagemma sempre più diffuso sfrutta la generosità degli automobilisti per sottrarre denaro con un copione studiato nei minimi dettagli.
Gli automobilisti italiani si trovano sempre più spesso a fare i conti con raggiri studiati nei minimi dettagli. Tra i più recenti e diffusi c’è la truffa dell’auto senza benzina, uno stratagemma che colpisce chi si ferma per aiutare uno sconosciuto in difficoltà. Riconoscere i segnali di allarme e sapere come reagire è l’unico modo per non diventare una vittima inconsapevole.
Lo schema del raggiro e le sue varianti
Il copione è sempre simile: un uomo o una donna con aria disperata avvicina gli automobilisti di passaggio chiedendo 5 o 10 euro per fare benzina, dichiarando di essere rimasto improvvisamente a secco. Quando la vittima suggerisce di recarsi al bancomat, la risposta è già pronta: il dispositivo, guarda caso, non funziona.
La versione più elaborata prevede uno scambio di numeri di telefono: il truffatore promette di restituire il denaro una volta rientrato a casa. La promessa non viene mai mantenuta, perché il contatto viene bloccato immediatamente, lasciando il malcapitato senza soldi e senza risposte.

Come smascherare il truffatore sul posto
Il metodo più rapido ed efficace per capire se ci si trova di fronte a un raggiro è chiamare il 112 nel momento in cui viene avanzata la richiesta di denaro. Se la persona si dà alla fuga prima dell’arrivo della pattuglia, il dubbio è risolto: si trattava di una truffa. Nessun rischio, nessuna perdita.
Un secondo segnale rivelatore riguarda il cofano dell’auto: se il presunto automobilista in panne lo tiene alzato, qualcosa non quadra. Un veicolo fermo per mancanza di carburante non richiede alcuna ispezione del motore, rendendo quel gesto una messa in scena priva di logica.
Gli automobilisti: una categoria sempre nel mirino
Il raggiro del carburante si inserisce in un quadro più ampio di truffe rivolte agli automobilisti, seconda categoria più colpita dopo gli anziani. La truffa dello specchietto, con la quale il malvivente reclama un risarcimento per un danno inesistente, e quella dell’uovo sul parabrezza, usata per costringere il conducente a fermarsi e permettere ai complici di svuotare l’abitacolo, sono solo i casi più noti.
Le segnalazioni si moltiplicano ogni giorno sui social network, in particolare nei gruppi Facebook, dove le testimonianze di chi è stato ingannato si accumulano senza sosta, confermando una tendenza in decisa crescita.
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