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Semafori, quarta luce bianca: come funziona e cosa cambia per gli automobilisti

Dai tre colori tradizionali a un quarto segnale luminoso: la proposta per gestire gli incroci nell’era dei veicoli a guida autonoma.
Le strade del futuro dovranno fare i conti con una sfida inedita: garantire la convivenza tra veicoli tradizionali e auto a guida autonoma in sicurezza. È proprio da questa esigenza che nasce il dibattito in corso a Roma, dove esperti e istituzioni stanno valutando l’adozione di tecnologie finora inedite nel panorama della mobilità urbana, tra cui una quarta luce semaforica di colore bianco. Un cambiamento che, se attuato, ridisegnerebbe le regole della strada così come le conosciamo.
Sicurezza informatica e coesistenza: le sfide da affrontare
Prima ancora di entrare nei dettagli tecnici della proposta, vale la pena inquadrare il contesto in cui si inserisce. Il passaggio verso le smart road non eliminerà il traffico né i problemi a esso connessi, ma pone questioni nuove e urgenti. La più delicata riguarda la sicurezza informatica: sistemi interconnessi, che scambiano dati in tempo reale tra veicoli e infrastrutture, devono essere protetti da vulnerabilità digitali.
Non meno complessa è la questione della transizione tecnologica: per molti anni ancora, auto autonome e veicoli guidati da esseri umani circoleranno sulle stesse strade. Qualsiasi soluzione adottata dovrà funzionare per entrambe le categorie, senza creare disparità o rischi aggiuntivi.

La proposta della North Carolina State University e il ruolo dell’ACI
È in questo scenario che si inserisce la ricerca della North Carolina State University, focalizzata sulla gestione sicura del traffico misto. A portare il dibattito nella capitale italiana è stato Luigi Di Matteo, responsabile dell’Area tecnica dell’Automobile Club d’Italia, che ha illustrato la proposta sul portale Romamobilità.
L’idea prevede l’aggiunta di un quarto colore al semaforo: il bianco. Il suo significato sarebbe immediato per i conducenti: seguire semplicemente il veicolo che precede, mentre la gestione dell’incrocio viene affidata ai sistemi digitali. “Il bianco servirebbe a indicare che l’incrocio è gestito principalmente dai veicoli autonomi e dai sistemi digitali di coordinamento. In pratica, quando compare la luce bianca, i veicoli connessi comunicano tra loro e con l’infrastruttura, ottimizzando automaticamente il passaggio all’incrocio”, ha spiegato Di Matteo.
Meno code, meno emissioni: i benefici attesi delle smart road
L’obiettivo dichiarato del progetto va oltre la sola gestione degli incroci. Secondo Di Matteo, le smart road potrebbero portare a una riduzione concreta delle congestioni, delle emissioni inquinanti e dei tempi di percorrenza. A supportare questi risultati concorrerebbero tecnologie integrate: sensori, telecamere, sistemi di comunicazione veicolo-infrastruttura e analisi dati in tempo reale.
Sul fronte degli incidenti stradali, i benefici attesi sono altrettanto rilevanti. “Le tecnologie di guida assistita e autonoma possono ridurre questo fattore umano. Le smart road aggiungono un ulteriore livello di sicurezza: segnaletica digitale, comunicazione tra veicoli e infrastrutture, segnalazioni anticipate di incidenti o ostacoli, monitoraggio delle condizioni della strada”, ha aggiunto Di Matteo. Un quadro complessivo che fa del nuovo segnale bianco molto più di una semplice curiosità tecnica.
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