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Ponte sullo Stretto, che disastro: tre violazioni gravi affondano il progetto del governo

Corte dei Conti boccia il Ponte sullo Stretto: tre gravi violazioni sul piano ambientale, degli appalti e della regolazione tariffaria.
La Corte dei Conti ha respinto il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, approvato la scorsa estate dal Cipess, pubblicando le motivazioni ufficiali che dimostrano come la bocciatura non sia dovuta a cavilli burocratici ma a tre violazioni sostanziali delle norme vigenti.
L’organo di controllo della contabilità pubblica ha rilevato gravi irregolarità nella tutela ambientale, nell’assegnazione dell’appalto e nell’esclusione dell’Autorità di regolazione dei trasporti. Il governo, pur non bloccato definitivamente, dovrà affrontare problemi complessi per garantire il rispetto delle normative italiane ed europee.
Deroga ambientale illegittima e assenza di alternative
La prima violazione riguarda la tutela ambientale: l’opera interessa tre aree della Rete Natura 2000 e aveva ricevuto un parere negativo dal ministero dell’Ambiente. Il governo aveva tentato di aggirare l’ostacolo ricorrendo alla deroga prevista dalla Direttiva Habitat, invocando “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”.
La Corte ha giudicato la deroga illegittima sia formalmente, poiché la relazione mancava di data, firma e responsabilità, sia sostanzialmente, perché non è stata dimostrata l’assenza di alternative meno impattanti.
Le motivazioni economiche addotte non sono valide secondo la direttiva europea, che consente deroghe solo per ragioni di salute o sicurezza. Anche la Commissione Europea aveva espresso preoccupazioni richiedendo chiarimenti, segnalando la gravità della questione.

Appalto riattivato senza nuova gara pubblica
Il secondo rilievo contesta la violazione delle norme sugli appalti pubblici: i giudici ritengono illegittimo che il governo abbia riattivato il vecchio contratto del 2006 con il consorzio Eurolink, guidato da Webuild, senza indire una nuova gara nonostante le modifiche sostanziali intervenute. La direttiva europea sugli appalti impone un nuovo bando quando un contratto cambia alterandone l’equilibrio economico.
Nel 2006 era previsto che il 60% dei finanziamenti provenisse da privati, mentre oggi l’intero costo ricadrebbe sullo Stato. Il ministero delle Infrastrutture sostiene che l’aumento dei costi resti sotto il limite del 50% consentito, ma la Corte afferma che mancano documenti probatori e che i costi totali dell’opera, stimati provvisoriamente in 13,5 miliardi, rimangono incerti e non verificabili.
Esclusione dell’Autorità di regolazione e gestione disordinata
La terza violazione riguarda l’esclusione dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART), che avrebbe dovuto valutare il piano economico-finanziario e il sistema dei pedaggi. Il governo e la Società Stretto di Messina sostenevano che il ponte non fosse un’autostrada e che i pedaggi servissero solo a gestire il traffico, rendendo superfluo l’intervento dell’ART.
La Corte ha respinto questa interpretazione: l’ART è competente su tutte le infrastrutture soggette a pedaggio, indipendentemente dalla classificazione. La definizione del ponte come “strada extraurbana B” è stata ritenuta approssimativa, mentre in passato l’opera era già qualificata come autostrada. L’esclusione dell’ART ha comportato un problema aggiuntivo: il piano tariffario è stato elaborato da una società privata scelta dal costruttore, senza il controllo di un’autorità indipendente.
Oltre alle violazioni principali, la Corte ha segnalato una gestione amministrativa disordinata: la documentazione era costituita da un link a un archivio digitale privato, inizialmente incompleto e contenente più versioni degli stessi documenti senza indicazione di quella valida. Mancava anche il parere aggiornato del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ritenuto indispensabile date le modifiche apportate al progetto.
I giudici affermano che la fretta del governo ha prodotto forzature e omissioni in contrasto con i principi di trasparenza e correttezza procedurale. Il governo può superare la bocciatura con una delibera del Consiglio dei ministri che dichiari l’opera di interesse pubblico superiore, ma finora ha annunciato solo un’analisi approfondita delle motivazioni, lasciando aperto il futuro del progetto.
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