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Polizza auto, allarme rosso: aumento del 400% per gli automobilisti

Un emendamento nella Legge di Bilancio minaccia di far esplodere i costi assicurativi per chi guida, con aumenti che arriverebbero a livelli record.
Un emendamento al testo della Legge di Bilancio in discussione al Parlamento rischia di rendere molto più costosa una delle garanzie accessorie più diffuse tra gli automobilisti italiani. La proposta prevede un aumento dell’aliquota fiscale sulla polizza per infortunio del conducente, che passerebbe dall’attuale 2,5% al 12,5%.
L’operazione garantirebbe allo Stato un’entrata aggiuntiva stimata in circa 100 milioni di euro all’anno, ma l’incremento verrebbe scaricato interamente sui clienti dalle compagnie assicurative. A complicare ulteriormente il quadro c’è una disputa con il Fisco che potrebbe costare alle assicurazioni oltre un miliardo di euro per presunte aliquote applicate in modo errato negli ultimi decenni.
L’aumento dell’aliquota e l’impatto sui consumatori
L’emendamento in esame non riguarda la responsabilità civile obbligatoria, ma una copertura facoltativa che molti automobilisti scelgono di aggiungere alla loro polizza base. Come riportato da La Repubblica, l’incremento dell’aliquota dal 2,5% al 12,5% comporterebbe un rincaro significativo per chi decide di sottoscrivere questa garanzia. Le compagnie assicurative hanno già fatto sapere che trasferiranno completamente l’aumento sui clienti, qualora l’emendamento venisse approvato definitivamente.
Trattandosi di una garanzia accessoria non obbligatoria, gli automobilisti potrebbero evitare il rincaro rinunciando a questa copertura, ma chi la ritiene necessaria dovrebbe fare i conti con un costo quasi quintuplicato.

La controversia con l’Agenzia delle Entrate
Dietro l’emendamento si nasconde una questione molto più complessa che coinvolge direttamente le compagnie assicurative e il Fisco. L’Agenzia delle Entrate sostiene infatti che l’aliquota più alta avrebbe dovuto essere applicata sin dagli anni Ottanta, e l’emendamento andrebbe a estendere questa interpretazione retroattiva a partire dal 2026.
Le assicurazioni temono di dover pagare un conto salatissimo: secondo le stime, considerando gli ultimi dieci anni di applicazione di quella che per il Fisco sarebbe stata un’aliquota errata, al netto di sanzioni e interessi il totale potrebbe superare il miliardo di euro. Le compagnie respingono ogni addebito e si preparano a dare battaglia nelle sedi competenti.
Le origini della disputa fiscale
La controversia affonda le radici nel 1983, quando le compagnie assicurative inviarono una richiesta al ministero per chiarire quale aliquota applicare alla polizza infortuni del conducente. Le assicurazioni interpretarono la risposta ministeriale applicando l’aliquota più bassa, inizialmente del 2% e successivamente portata al 2,5%. Due anni fa, su istanza dell’Agenzia delle Entrate Lombardia, è stata contestata questa modalità di prelievo.
L’istituto ha sottolineato le ambiguità nell’interpretazione accolta per oltre tre decenni, ritenendo che l’aliquota corretta avrebbe dovuto essere quella più elevata sin dall’inizio. Da questa divergenza è nata la battaglia legale che ora rischia di avere conseguenze economiche rilevanti sia per le compagnie sia, indirettamente, per i consumatori.
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