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Mercato auto: vendite in stallo, gli italiani guidano vetture sempre più vecchie

Con un parco circolante di 13 anni di età media e vendite sotto del 20% rispetto al 2019, l’Italia affronta una crisi di rinnovo del settore auto.
Oltre 40,5 milioni di automobili circolano oggi sulle strade italiane, tre milioni in più rispetto a sei anni fa. Un paradosso solo apparente: il numero totale cresce, ma le vetture invecchiano rapidamente perché gli italiani comprano sempre meno auto nuove. L’età media del parco ha toccato i 13 anni e più della metà delle vetture, precisamente il 58%, ha superato i dieci anni di vita.
Ancora più allarmante la presenza di oltre 8,6 milioni di veicoli con standard inferiori a Euro 4, che pesano per più del 20% sul totale. Con un ciclo di sostituzione che si allunga fino a 27 anni, il Paese si trova davanti a una sfida enorme per sicurezza stradale e impatto ambientale.
Vendite in calo: 400.000 vetture perse rispetto al pre-Covid
I numeri delle immatricolazioni raccontano una storia di difficoltà prolungata. Da gennaio a novembre 2025 sono state registrate 1,418 milioni di nuove auto, con una flessione del 2,4% sull’anno precedente. Ma il confronto più significativo riguarda il 2019, quando la pandemia non aveva ancora colpito: rispetto a quell’anno, il mercato italiano ha perso oltre il 20%, traducibile in circa 400.000 unità annue che non vengono più vendute.
L’Unrae prevede una chiusura 2025 intorno a 1,52 milioni di vetture e un 2026 con un leggero miglioramento, senza però tornare ai volumi storici. Il potere d’acquisto reale degli italiani è cresciuto di circa tre punti percentuali negli ultimi cinque anni, ma nello stesso periodo il mercato auto è crollato del 19%, a dimostrazione che la questione non riguarda solo i prezzi più alti.

Transizione energetica a rilento: l’ibrido cresce, l’elettrico resta indietro
La rivoluzione delle motorizzazioni procede a velocità molto diverse rispetto al resto d’Europa. Le vetture ibride non ricaricabili dominano il mercato italiano con il 44,5% delle nuove immatricolazioni, spinte soprattutto dalle versioni mild hybrid. Il diesel vive una fase di declino senza precedenti: appena il 5,6% tra gli acquirenti privati e il 9,4% sul totale delle vendite. Le auto completamente elettriche raggiungono il 5,8%, mentre le plug-in si fermano al 6,2%, per una quota complessiva di veicoli ricaricabili al 12%.
Negli altri Paesi europei, nei primi mesi del 2025, le BEV hanno invece superato il 21%. Secondo l’Unrae, il legame con il reddito pro capite è diretto: dove la ricchezza è maggiore, l’adozione delle elettriche accelera. Il quadro italiano sconta anche incentivi intermittenti, una fiscalità poco attrattiva e la confusione che domina tra i consumatori.
Emissioni sopra la media europea e obiettivi lontani
La lenta elettrificazione del parco auto produce conseguenze dirette sull’inquinamento atmosferico. Le nuove vetture immatricolate in Italia nel 2025 emettono in media 115 grammi di CO2 per chilometro, un risultato peggiore rispetto alla media dell’Unione Europea e distante dai traguardi sempre più severi stabiliti per gli anni 2025-2029.
Il dato diventa ancora più problematico se si considera che le automobili vendute nel nostro Paese sono mediamente più leggere di quelle europee: è quindi la composizione delle alimentazioni a determinare performance ambientali inferiori. L’automobile rimane comunque il mezzo dominante per gli spostamenti nazionali, con oltre il 60% dei percorsi effettuati con vettura privata.
Il trasporto pubblico, dopo il crollo pandemico, recupera solo in parte, mentre crescono marginalmente gli spostamenti a piedi e con micromobilità. L’Unrae indica come priorità non tanto lo sviluppo tecnologico, quanto la necessità di politiche stabili, una fiscalità coerente, infrastrutture adeguate e una comunicazione chiara e meno ideologica per evitare una stagnazione prolungata del settore.
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