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Un bonus di 25mila euro per rinunciare alla patente

Malta paga i giovani per non guidare: 25.000 euro in cinque anni per rinunciare alla patente e combattere il caos del traffico isolano.
Poco più di trecento chilometri quadrati, mezzo milione di abitanti e quasi cinquecentomila auto in circolazione: Malta è un’isola al limite della saturazione. Per invertire la rotta, l’esecutivo ha scommesso su una formula inedita, attiva dal primo gennaio 2026: convincere i giovani under 30 a fare a meno della patente per un lustro in cambio di 25.000 euro, distribuiti in cinque tranche annuali. La risposta è arrivata rapida, con cento adesioni nei primi due mesi e il fondo da cinque milioni già dimezzato.
Regole rigide e conseguenze severe per chi sgarra
L’accesso al programma è vincolato a una serie di criteri selettivi: sette anni di residenza continuativa sull’isola, una patente attiva da almeno un anno e mai sospesa, oltre all’assenza di licenze di guida rilasciate fuori dall’Unione Europea. Una volta firmato l’accordo, il giovane non può più guidare alcun mezzo, in nessun Paese del mondo.
In cambio, lo Stato mette a disposizione l’intera rete di trasporto pubblico a titolo gratuito. Chi decide di tornare alla guida prima della scadenza, però, non solo perde il beneficio ma si espone a una sanzione da 5.000 euro, alla restituzione di parte del denaro ricevuto e a possibili conseguenze penali. Al termine del quinquennio, per riottenere la patente sarà obbligatorio frequentare 15 ore di lezione in una scuola guida certificata.

Una pressione demografica fuori controllo alle radici del problema
Dietro l’iniziativa c’è una crisi di lunga data. La popolazione maltese ha raggiunto 550.000 residenti con un incremento del 3,83% nel solo 2025, frutto anche di decenni di politiche di attrazione che hanno trasformato profondamente il tessuto demografico dell’isola. I cosiddetti “passaporti d’oro”, ovvero la cittadinanza ceduta in cambio di investimenti a cittadini extra-UE facoltosi, hanno contribuito a gonfiare i numeri: tra il 2011 e il 2022 la quota di residenti stranieri è salita del 266%, con arrivi massicci da Bangladesh e Siria.
Il parco auto ha seguito la stessa traiettoria ascendente, arrivando a 457.000 veicoli su una rete stradale pensata per numeri ben più contenuti. A rendere la situazione ancora più critica, ogni settimana vengono immatricolate 469 nuove vetture.
Perché il provvedimento non convince
Il punto debole del piano è aritmetico prima ancora che politico. Il budget stanziato consente al massimo 200 adesioni totali, una cifra che rapportata ai veicoli in circolazione vale appena lo 0,04% del totale. Un margine talmente esiguo da rendere impossibile qualsiasi effetto misurabile sul traffico reale.
La misura viene perciò bollata da più voci come un “cerotto costoso”: un rimedio di facciata che non affronta le ragioni strutturali dell’ingorgo, dalla pianificazione urbanistica alle politiche sull’immigrazione. Senza un vero potenziamento del trasporto pubblico e una revisione dei criteri che regolano la crescita demografica, l’incentivo rischia di restare un esperimento isolato, lontano dall’incidere sulle cause profonde di un’isola che continua a riempirsi più velocemente di quanto riesca a gestirsi.
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