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La crisi colpisce Volkswagen: svelato il piano per il futuro del gruppo

Volkswagen, la svolta di Blume: meno stabilimenti attivi e apertura ai partner per ridisegnare il gruppo su scala mondiale.
Lo storico marchio Scout torna al centro della scena con un progetto ambizioso: SUV e pick-up a batteria prodotti in un nuovo impianto in South Carolina. Per finanziare l’operazione, il CEO di Volkswagen Oliver Blume non esclude l’ingresso di nuovi soci industriali o finanziari, né una possibile quotazione in borsa suggerita dal responsabile del progetto Scott Keogh. “È una questione di minimizzazione del rischio”, ha dichiarato il manager in un’intervista a Manager Magazin, sintetizzando in una frase la filosofia che oggi guida l’intero Gruppo Volkswagen.
Il peso degli impianti vuoti sui conti del gruppo
Prima ancora di parlare di vendite, Blume individua nella sovracapacità produttiva il vero nodo da sciogliere. Stabilimenti come quelli di Emden e Zwickau, dedicati ai veicoli elettrici a batteria, non girano a piena capacità, e lo stesso vale per la sede storica di Wolfsburg. “Le capacità in eccesso hanno un costo molto elevato”, ha sottolineato il CEO, descrivendo gli impianti sottoutilizzati come una perdita strutturale difficile da sostenere.

Il piano di ristrutturazione già in atto prevede l’uscita di 50.000 lavoratori entro il 2030 a livello globale, con 35.000 uscite concentrate in Germania. Blume riconosce progressi rilevanti nella riduzione dei costi a Wolfsburg, ma ammette che la strada verso l’equilibrio è ancora lunga.
Da 12 a 9 milioni di veicoli: la scelta del ridimensionamento
La risposta operativa a questa situazione è un taglio netto della capacità produttiva annua: dal livello attuale di oltre 12 milioni di veicoli a una soglia più gestibile di 9 milioni. “Le pianificazioni del passato sono irrealistiche nell’attuale scenario competitivo”, ha affermato Blume, citando il confronto con i volumi del 2019, ormai lontani dalla realtà del mercato odierno.
A rendere necessaria questa correzione concorrono più fattori contemporaneamente: i dazi statunitensi, la pressione competitiva cinese, la contrazione della domanda in Europa e l’instabilità geopolitica mediorientale. In Europa il taglio colpirà soprattutto Volkswagen e Audi, con una riduzione di un milione di unità entro il 2028. Un intervento analogo è già operativo in Cina, a conferma che il ridimensionamento del gruppo non ha confini geografici.
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