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Incentivi solo per chi produce in Europa: la mossa UE che divide i grandi costruttori

Bruxelles rilancia l’elettrico con microvetture da 15.000 euro e incentivi vincolati alla produzione europea.
Quarantadue miliardi di euro. È il conto che l’industria automobilistica globale ha accumulato per aver calcolato male i tempi del passaggio all’auto elettrica. Eppure i capitali già impegnati nella transizione sono troppo consistenti per invertire la rotta, e l’Unione europea non ha intenzione di farlo: il blocco risponde con due iniziative distinte, mentre il mercato EV continentale cresce a sorpresa del 30% nel 2025.
Due strade per difendere l’auto europea
La prima risposta di Bruxelles passa per le regole di accesso agli incentivi pubblici. Una bozza normativa della Commissione europea, anticipata dal Financial Times e attesa per il 25 febbraio, fissa due condizioni per chi vorrà beneficiare di sussidi statali su acquisto, noleggio e leasing: il veicolo dovrà essere assemblato in Europa e dovrà contenere almeno il 70% di componenti europei, con un’eccezione per le batterie, ancora dipendenti dai fornitori asiatici.
La misura non raccoglie consenso unanime tra i costruttori. Renault la sostiene, BMW e Mercedes la guardano con sospetto. Il CEO di quest’ultima, Ola Kallenius, anche presidente di Acea, ha messo in guardia: “Sono a favore di condizioni di parità, ma ogni volta che si adotta una regolamentazione, si dovrebbe usare una sega molto, molto fine, non una motosega, per evitare conseguenze indesiderate”. Un riferimento implicito al rischio di ritorsioni cinesi, già visto con i dazi europei sulle importazioni: Pechino ha risposto triangolando le esportazioni attraverso Paesi terzi con accordi commerciali vantaggiosi, come la Turchia, aggirando le tasse.

Le e-car: piccole per abbattere i prezzi
Il secondo strumento è più originale: le e-car, sigla che racchiude tre aggettivi – ecologiche, economiche, europee. Si tratta di veicoli con lunghezza massima di 4,2 metri, pensati per abbassare la soglia d’accesso all’elettrico con un prezzo attorno ai 15.000-20.000 euro, reso possibile anche da una semplificazione di alcuni dispositivi di sicurezza.
Per spingere i costruttori a produrle, Bruxelles introduce un meccanismo di supercrediti: ogni e-car “made in Europe” varrà 1,3 unità nel calcolo delle emissioni medie di flotta, anziché 1. La Commissione si impegna a garantire stabilità normativa per almeno 10 anni. Agli Stati membri arriverà una raccomandazione ad affiancare ulteriori misure: “bonus di acquisto, programmi di rottamazione, condizioni di parcheggio favorevoli, esenzioni o riduzioni del pedaggio, ricarica a tariffa ridotta”.
Un mercato in crescita che cambia le prospettive
Il quadro di fondo è meno critico di quanto i 42 miliardi di perdite potrebbero suggerire. Nel 2025, le nuove immatricolazioni elettriche nell’Unione europea hanno raggiunto 1,88 milioni di unità, contro meno di 1,45 milioni dell’anno precedente. Una crescita di quasi il 30% che ha portato la quota di mercato dal 13,6% al 17,4%.
ACC, joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies – che aveva poi rinunciato a costruire una gigafactory in Italia – ha ribadito la direzione: “il pianeta ci invia costantemente segnali di allarme” e “il futuro dell’automobile rimane elettrico”. La domanda che rimane aperta è se le nuove misure europee riusciranno ad accelerare ulteriormente questa traiettoria, o se invece produrranno effetti contrari a quelli attesi.
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