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Il taglio delle accise non regge: sui carburanti i prezzi riprendono a correre

A pochi giorni dal taglio delle accise i prezzi invertono la rotta: le quotazioni dei raffinati annullano il risparmio degli automobilisti.
Le aspettative dei consumatori dopo il taglio delle accise del 19 marzo si scontrano con una realtà più complicata. Prima ancora di esaminare i numeri odierni, vale la pena partire da ciò che avrebbe dovuto accadere e non è accaduto del tutto: una riduzione fiscale da 20 centesimi al litro, che con l’IVA sale a 24,4 centesimi, si è tradotta in un calo reale di appena 17,2 centesimi sulla benzina e di 15,7 centesimi sul gasolio. Nel frattempo le quotazioni internazionali dei raffinati hanno ripreso a salire, riportando i prezzi verso l’alto già dai primi giorni.
Perché il risparmio promesso non è arrivato tutto
A spiegare il divario tra taglio fiscale annunciato e beneficio effettivo alla pompa sono i mercati internazionali. Proprio nei giorni immediatamente successivi al provvedimento, le quotazioni dei prodotti raffinati hanno registrato un’impennata significativa: l’equivalente di 5,2 centesimi al litro per la benzina e di ben 17,4 centesimi per il gasolio.
Il risultato è che l’intervento governativo è stato in parte assorbito dal rialzo delle materie prime, riducendone l’impatto concreto. Dal picco del 19 marzo, quando la benzina quotava 1,887 euro/litro e il gasolio 2,125 euro/litro, i prezzi sono scesi progressivamente fino a sabato mattina, per poi invertire la rotta. Oggi la benzina self service segna 1,724 euro/litro (+5 millesimi), il gasolio self service 1,987 euro/litro (+8 millesimi), stando alle medie rilevate da Staffetta Quotidiana su circa 20 mila impianti.

Eni, IP e le altre: ciascuna ha scelto una strada diversa
Il modo in cui le compagnie hanno recepito la riduzione fiscale non è stato uniforme, e le differenze sono tutt’altro che trascurabili. Eni ha risposto con la politica dei cosiddetti “scontoni”, già sperimentata nel 2012, applicando tagli di 21,2 centesimi sulla benzina e di 21,1 centesimi sul gasolio, avvicinandosi così al massimo teorico del taglio fiscale lordo.
Tutt’altra scelta quella di IP, che sul gasolio self service non è mai scesa sotto i due euro al litro, con riduzioni nette di 16,2 centesimi sulla benzina e di soli 12,5 centesimi sul diesel. Passando al carburante servito, la benzina si attesta oggi a 1,861 euro/litro (+6 millesimi) e il gasolio a 2,120 euro/litro (+9 millesimi). Stabili il GPL a 0,665 euro/litro, mentre metano e GNL segnano rispettivamente 1,531 euro/kg e 1,246 euro/kg (+1). Sulle autostrade i prezzi restano più alti: benzina self service a 1,788 euro/litro, gasolio self service a 2,055 euro/litro.
Lo scenario geopolitico che può cambiare tutto in pochi giorni
Prima ancora che l’andamento interno si stabilizzi, è il contesto internazionale a detenere la chiave dei prezzi futuri. Donald Trump ha accennato a colloqui in corso con Teheran per raggiungere quella che ha definito una “totale risoluzione” delle ostilità con l’Iran. Le sue parole hanno immediatamente prodotto un ripiegamento delle quotazioni dei raffinati, aprendo uno spiraglio per un possibile ulteriore calo alla pompa.
L’imprevedibilità del presidente americano rende però ogni proiezione instabile. Un cambio di tono nelle trattative con l’Iran, una dichiarazione inattesa o una nuova escalation potrebbero ribaltare il quadro nel giro di ore. Gli operatori del settore seguono con attenzione ogni sviluppo, consapevoli che i prezzi alla pompa dipendono ormai tanto dalle parole di un singolo leader politico quanto dall’andamento dei mercati petroliferi globali.
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