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Il gesto che tutti fanno in auto ma che (quasi) nessuno sa essere vietato

Un’abitudine diffusissima sulle strade italiane si scontra con una norma precisa del Codice della Strada che prevede sanzioni e, in certi casi, conseguenze ben più serie.
Milioni di automobilisti italiani lo hanno fatto almeno una volta: un rapido colpo di abbaglianti per avvertire chi arriva in senso opposto che poco più avanti c’è un posto di controllo o un autovelox. Un gesto percepito come solidarietà tra conducenti, radicato nella cultura di guida del paese. Quello che in pochi sanno è che questo comportamento può configurare un illecito amministrativo, con una multa compresa tra 42 e 173 euro. E in determinate circostanze, il quadro normativo può farsi ancora più pesante.
Cosa dice il codice della strada sull’uso dei fari
L’articolo 153 del Codice della Strada disciplina in modo preciso l’utilizzo intermittente dei proiettori di profondità. La norma li consente per due finalità specifiche: dare avvertimenti utili a evitare incidenti e segnalare al veicolo che precede l’intenzione di effettuare un sorpasso. Fuori da questi casi, l’uso dei fari è considerato improprio e soggetto a sanzione.
Il punto critico, quindi, non riguarda il lampeggio in sé, ma la finalità con cui viene compiuto. Avvisare un’altra auto di un pericolo imminente è legale. Comunicare la presenza delle forze dell’ordine a chi percorre la strada in senso contrario non lo è. La distinzione può sembrare sottile, ma è quella su cui si fonda la possibilità di contestare o difendersi da una sanzione.

La prova dell’infrazione e il terreno dei ricorsi
Sul piano pratico, dimostrare che il conducente stava lampeggiando proprio per segnalare un controllo non è sempre semplice. L’agente può contestare l’uso improprio se ha osservato direttamente la condotta e la collega al contesto in cui è avvenuta. Il conducente, dal canto suo, può sostenere di aver lampeggiato per tutt’altra ragione: un ostacolo in carreggiata, un animale, un veicolo con i fari abbaglianti rimasti accesi, una manovra improvvisa.
Il verbale dell’agente ha valore probatorio, ma non rende impossibile la contestazione. Chi intende impugnare la sanzione deve però costruire una versione credibile e coerente con i luoghi, gli orari e le condizioni della strada al momento dei fatti. Senza elementi concreti a supporto, la tesi dell’avvertimento di sicurezza perde forza, soprattutto se la strada era libera e il controllo era visibile.
Il reato di interruzione di pubblico servizio: quando scatta davvero
Negli anni si è discusso se segnalare pattuglie o posti di blocco potesse integrare il reato di interruzione di pubblico servizio previsto dall’articolo 340 del Codice penale. La logica dell’accusa è che chi avvisa gli altri conducenti renderebbe meno efficace l’attività delle forze dell’ordine. In realtà, questa impostazione non ha trovato un orientamento giurisprudenziale uniforme.
Un esempio significativo è la decisione del gip di Genova, che ha escluso la configurabilità del reato per una chat chiusa e privata, destinata a un numero ristretto di partecipanti e non in grado di paralizzare l’attività degli organi di controllo. La soglia penale richiede una turbativa concreta e dimostrabile del servizio pubblico. Nel caso ordinario del colpo di fari, se pochi conducenti vengono avvisati il controllo non viene impedito, e la polizia continua comunque a operare nei confronti della generalità degli utenti della strada.
Perché le forze dell’ordine guardano con fastidio a questo comportamento
Un controllo su strada non verifica solo la velocità. Gli agenti possono accertare assicurazione, revisione, patente, stato psicofisico del conducente, guida in stato di ebbrezza, uso del cellulare, cinture di sicurezza, documenti del veicolo e molte altre condizioni. Chi riceve l’avvertimento tramite lampeggio non evita solo una multa per eccesso di velocità: se non è in regola con assicurazione, revisione o patente, può semplicemente cambiare percorso e sfuggire a qualsiasi verifica.
È questo il motivo per cui le forze dell’ordine considerano il comportamento tutt’altro che innocuo. E la normativa sugli autovelox aggiunge un ulteriore livello: l’articolo 142 del Codice della Strada prevede già che le postazioni di rilevamento della velocità debbano essere segnalate in anticipo e rese chiaramente visibili. Il decreto ministeriale dell’11 aprile 2024 ha ulteriormente precisato i criteri relativi a collocazione, distanze minime tra segnale del limite e postazione di controllo, e modalità d’impiego degli strumenti di rilevazione.

Le sanzioni più gravi per chi usa dispositivi tecnologici
Se il gesto del lampeggio rimane nel perimetro dell’illecito amministrativo, il rischio cresce in modo considerevole quando la segnalazione diventa digitale o sistematica. L’articolo 45 del Codice della Strada stabilisce una sanzione da 825 a 3.305 euro, con la confisca del dispositivo, per chi produce, commercializza o utilizza strumenti vietati in grado di localizzare apparecchiature di rilevamento della velocità.
La differenza tra un colpo di fari e l’uso di un’app o di un dispositivo dedicato non è solo tecnologica: è giuridica. Nel primo caso, la sanzione di riferimento resta quella dell’articolo 153, da 42 a 173 euro. Nel secondo, si entra in un regime sanzionatorio ben più severo, che può accompagnarsi anche alla contestazione di altre violazioni rilevate durante il controllo. Se insieme al lampeggio vengono accertate infrazioni per velocità, sorpasso irregolare o uso del cellulare, il conto finale diventa tutt’altro che trascurabile.
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