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Fine del diesel? I numeri del 2025 raccontano uno scenario inaspettato

Il diesel resiste nell’usato mentre crolla nel nuovo: in dieci anni la quota è scesa dal 55% al 15%, ma gli italiani lo scelgono ancora per l’occasione.
Il motore a gasolio attraversa una fase di profonda contraddizione nel panorama automobilistico nazionale. Da un lato, le concessionarie hanno quasi abbandonato questa tecnologia nei loro listini. Dall’altro, chi cerca un’auto di seconda mano continua a orientarsi verso il diesel. Nel 2025 questa alimentazione domina ancora le compravendite dell’usato con oltre 1,3 milioni di transazioni, mentre nel nuovo la sua presenza si è ridotta a percentuali marginali. Una spaccatura netta che fotografa comportamenti d’acquisto opposti e racconta l’evoluzione di un settore in fase di stravolgimento.
Dal dominio alla marginalità in un decennio
L’analisi dei dati Unrae disegna una parabola discendente impressionante. Dieci anni fa il gasolio rappresentava la scelta naturale per la maggior parte degli acquirenti: nel 2015 vennero targate quasi 900.000 vetture diesel, oltre metà del totale nazionale (55,6%). Le citycar, le berline medie e perfino le ammiraglie montavano propulsori a gasolio per i loro consumi ridotti e l’elevata autonomia.
Cinque anni dopo lo scenario cambia: il 2020 registra 461.274 unità tradizionali più circa 32.000 tra mild hybrid e plug-in hybrid, con una flessione al 35,4%. Il 2024 accelera questa discesa portando i diesel puri a 218.500 unità (13,9%) affiancate da 88.000 mild hybrid, per un totale sotto la soglia del 20%. L’anno successivo il tracollo diventa ancora più evidente: appena 144.757 immatricolazioni di propulsori tradizionali a gasolio (9,4%), con le versioni elettrificate che portano la percentuale complessiva poco sopra il 15%. In sostanza, la quota si è ridotta ai minimi storici.

Tecnologia e burocrazia cambiano il mercato
Diversi fattori spiegano questa trasformazione radicale. Le normative Euro 6 e le future Euro 7 impongono standard emissivi sempre più rigidi, costringendo i produttori a equipaggiare i motori con sistemi di filtraggio sofisticati. Filtri antiparticolato DPF, catalizzatori SCR e additivo AdBlue hanno aumentato i costi di produzione e reso antieconomico sviluppare propulsori diesel di piccola cilindrata.
Parallelamente, numerose amministrazioni comunali hanno introdotto divieti di circolazione per le vetture a gasolio meno recenti, alimentando una percezione negativa anche verso i modelli più moderni. La risposta dei costruttori è stata inevitabile: riduzione progressiva dell’offerta diesel nei cataloghi. La Renault Clio, ultima utilitaria disponibile con questa alimentazione, ha abbandonato il gasolio con il lancio della generazione attuale. Anche segmenti un tempo dominati dal turbodiesel, come berline compatte e SUV, stanno virando verso elettrico e ibrido.
L’usato preferisce ancora il gasolio
Il mercato delle vetture di seconda mano dipinge uno scenario completamente diverso. I dati ACI del 2025 certificano 3,2 milioni di passaggi di proprietà contro 1,5 milioni di auto nuove vendute nello stesso periodo. Per ogni vettura nuova immatricolata, due usate trovano un nuovo proprietario, confermando il peso centrale di questo segmento nella mobilità quotidiana.
In questo contesto il diesel mantiene una leadership solida: le auto a gasolio usate costituiscono il 41,5% delle transazioni totali, corrispondenti a 1.336.775 unità cedute nel 2025. Un dato che, pur in calo rispetto al 44,9% dell’anno precedente, supera nettamente la benzina ferma al 31%. Chi acquista una vettura di seconda mano valuta principalmente tre aspetti: costo d’acquisto, affidabilità meccanica e spese di gestione. Il gasolio offre ancora vantaggi tangibili in termini di percorrenze elevate e ridotto consumo di carburante, elementi decisivi per molti automobilisti. Questo spiega perché, nonostante il crollo nel nuovo, il diesel rimanga la prima scelta nell’usato.
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