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Ferrari affonda in Borsa: persi 15 miliardi in poche ore, cosa sta succedendo a Maranello

Il titolo Ferrari crolla in Borsa del 15% dopo la presentazione del piano industriale 2030, giudicato troppo prudente dagli investitori.
L’azienda di Maranello, ieri, ha vissuto una giornata turbolenta sui mercati finanziari, con una perdita del 15,4% che ha portato il titolo a chiudere a 354 euro. La reazione degli investitori è stata drastica dopo la presentazione del piano industriale fino al 2030, giudicato troppo conservativo rispetto alle aspettative.
Questo episodio solleva interrogativi sulla sostenibilità delle valutazioni raggiunte e sulla percezione del mercato verso una delle aziende automobilistiche più prestigiose al mondo.
Le previsioni che hanno deluso Wall Street
I numeri presentati dalla casa del Cavallino Rampante per il 2024 mostrano obiettivi rivisti al rialzo: ricavi previsti a 7,1 miliardi di euro, utile operativo rettificato a 2,06 miliardi e utile per azione a 8,8 euro. Tuttavia, le proiezioni per il 2030 hanno generato perplessità: fatturato stimato a 9 miliardi, marginalità operativa al 30% e utile operativo di almeno 2,75 miliardi.
Il dato più controverso riguarda la crescita media annua dell’Ebit al 6%, significativamente inferiore al 10% previsto nel precedente piano al 2026. Gli analisti hanno interpretato questo rallentamento come un segnale di maturità aziendale, dimenticando che in passato simili preoccupazioni si erano rivelate infondate.

Una storia di successi costanti
La traiettoria borsistica della Ferrari negli ultimi dieci anni rappresenta un caso quasi unico nel panorama automobilistico mondiale. Dal minimo storico di circa 28 euro, il titolo ha registrato una rivalutazione del 1661%, raggiungendo una capitalizzazione di quasi 76 miliardi di euro. Questa performance supera colossi come Volkswagen, ferma a 51 miliardi nonostante volumi di vendita infinitamente superiori.
La capacità di Maranello di superare sistematicamente le aspettative ha permesso all’azienda di raggiungere multipli valutativi tipici del settore lusso, mantenendo al contempo una crescita costante dei profitti anno dopo anno.
La dinamica delle vendite speculative
Il crollo registrato va contestualizzato nell’ambito delle operazioni di breve termine. Molti investitori hanno scelto di monetizzare i guadagni accumulati, mentre gli operatori short hanno sfruttato l’occasione per vendite allo scoperto. Se si osserva l’intervallo annuale di scambio, compreso tra 347 e 492,8 euro, la seduta odierna rientra perfettamente nei parametri di normalità.
La volatilità registrata riflette dinamiche speculative piuttosto che preoccupazioni strutturali sull’azienda. Il mercato ha inoltre sottovalutato aspetti positivi come gli 8 miliardi di flussi di cassa attesi e i 7 miliardi destinati alla remunerazione degli azionisti, con dividendi aumentati al 40% degli utili.
Una strategia industriale equilibrata
La direzione guidata da Benedetto Vigna ha confermato la neutralità tecnologica della gamma, con particolare attenzione alle motorizzazioni ibride che costituiranno almeno il 40% dell’offerta. L’approccio al primo modello elettrico rimane cauto e complementare, in linea con le difficoltà che l’intero segmento delle sportive elettriche sta attraversando.
Come evidenziato dagli esperti, Ferrari sta privilegiando la perfezione alla velocità, scegliendo una crescita sostenibile e controllata rispetto a obiettivi visionari ma rischiosi. Questa filosofia potrebbe premiare gli investitori di lungo periodo, offrendo stabilità e prevedibilità in un mercato sempre più incerto.
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