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Ferrari a picco in Borsa: perché il Cavallino perde 17 miliardi

Ferrari crolla in Borsa: il piano industriale e la sfida elettrica non convincono gli investitori, che tagliano target price e downgrade sul titolo del Cavallino.
Il titolo Ferrari attraversa una fase critica sui mercati finanziari. Le azioni della casa di Maranello figurano tra le peggiori performance del Ftse Mib, con un crollo del 23,4% dall’inizio dell’anno e una perdita del 26% su base annua.
La capitalizzazione è crollata di oltre 17 miliardi di euro, mentre il valore dell’azione è scivolato dai 420 euro di ottobre ai 315 euro attuali. Il declino borsistico si accompagna a una serie di downgrade da parte delle principali banche d’investimento, che hanno rivisto al ribasso le stime sul gruppo italiano.
Il piano industriale 2030 delude le aspettative del mercato
La presentazione del piano industriale lo scorso ottobre non ha sortito l’effetto sperato sugli investitori. Ferrari punta a raggiungere 9 miliardi di ricavi entro il 2030, con un EBITDA di almeno 3,6 miliardi e investimenti per 4,7 miliardi distribuiti sul quinquennio. La strategia prevede in media quattro nuovi lanci all’anno tra il 2026 e il 2030, con un mix di prodotti che dovrà comprendere il 40% di vetture termiche, il 40% di ibride e il 20% di elettriche.
Gli analisti di Jefferies hanno abbassato il target price da 345 a 310 euro, tagliando le previsioni per i prossimi tre anni. Morgan Stanley ha avviato la copertura con rating Equal-weight a 367 euro, evidenziando come le indicazioni di crescita risultino inferiori alle attese perché Ferrari privilegia volumi più contenuti per preservare l’esclusività del marchio.

L’elettrico rappresenta un’incognita per gli investitori
Il lancio della prima vettura elettrica previsto per il 2026 alimenta preoccupazioni tra gli operatori di mercato. Gli analisti sottolineano i potenziali rischi di esecuzione legati alla transizione energetica, in un momento in cui il settore automotive affronta sfide complesse. Le preoccupazioni riguardano anche i valori residui delle vetture, elemento cruciale per il potere di prezzo e la domanda nel lungo periodo, soprattutto dopo le recenti pressioni sui modelli di ingresso.
Oddo ha operato un drastico downgrade, abbassando il rating da “Outperform” a “Neutral”. Gli esperti hanno definito “deludenti” gli obiettivi di liquidità disponibile di circa 8 miliardi nei cinque anni, inferiori alle aspettative di 9 miliardi, così come i rendimenti per gli azionisti di circa 7 miliardi tra dividendi e riacquisti azionari.
I conti restano solidi ma non bastano a rassicurare Wall Street
Paradossalmente, il crollo borsistico non dipende dai risultati economici dell’azienda. Nei primi nove mesi del 2025 le vendite sono cresciute dell’1%, mentre ricavi e utile netto sono aumentati rispettivamente dell’8% e del 7%, raggiungendo 129 miliardi a settembre. Questi numeri positivi non sono stati sufficienti a contrastare le vendite sul titolo, che alcuni analisti attribuiscono a una dinamica di mercato dopo una corsa eccessiva nei mesi precedenti.
A pesare sul sentiment degli investitori contribuisce anche la decisione di Exor, la holding della famiglia Elkann, di collocare un pacchetto del 4% di Ferrari, mentre il quarto posto nella classifica costruttori di Formula Uno ha rappresentato un risultato inferiore alle ambizioni della scuderia.
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