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Era la ‘Ferrari dei poveri’, oggi vale mezzo milione, ed è sempre più ricercata

La piccola Ferrari con il V6 centrale che, nata senza il Cavallino Rampante, è diventata un’icona da mezzo milione di euro.
La Dino 246 GT nacque sotto un nome diverso da Ferrari, con un V6 al posto del classico dodici cilindri e senza il celebre Cavallino Rampante sul cofano. Eppure, a distanza di cinquant’anni, questa vettura prodotta a Maranello tra il 1969 e il 1974 è diventata uno degli oggetti del desiderio più ricercati dai collezionisti di auto storiche, con quotazioni che partono da 352.000 euro e spesso superano il mezzo milione.
Un nome che porta con sé un dolore
Dietro al brand Dino non si nasconde una semplice scelta commerciale, ma un tributo personale e profondo. Enzo Ferrari volle ricordare così il figlio Alfredo, scomparso nel 1956 a soli 24 anni a causa di una gravissima forma di distrofia muscolare. Nonostante la giovane età, Alfredo aveva già dato un contributo determinante allo sviluppo di un nuovo motore V6, leggero, potente e versatile, che proprio da lui prese il nome.
Le vetture 206 e 246 GT vennero fabbricate e distribuite da Ferrari, ma commercializzate sotto il marchio Dino. Dietro questa scelta c’era anche una ragione tecnica legata alle convinzioni di Enzo Ferrari: il fondatore della casa di Maranello era contrario alle automobili con motore centrale-posteriore, configurazione adottata invece su questi modelli, da lui definita come “auto con i cavalli che spingono il carro”.
Debutto a Torino e differenze con la 206
La Dino 246 GT fu presentata ufficialmente al Salone di Torino nel novembre 1969, come evoluzione diretta della 206 GT. Le differenze rispetto alla versione precedente erano sostanziali: la cilindrata passava da 2 a 2,4 litri, il passo veniva allungato di 60 mm e il blocco motore abbandonava l’alluminio in favore della ghisa, più robusta e meno sensibile alle vibrazioni termiche.
Il design portava la firma di Aldo Brovarone per Pininfarina: linee eleganti con un carattere sportivo deciso, fari anteriori incassati nella carrozzeria, passaruota pronunciati e le inconfondibili tre feritoie per lato sul cofano anteriore. La coda bassa e filante completava una silhouette che non passava inosservata. Nei cinque anni di produzione non furono apportate modifiche significative al progetto, a conferma della solidità dell’impostazione originale.

Le prestazioni della 246 GT: i numeri della scheda tecnica
Il motore della 246 GT è un V6 aspirato da 2.419 cc con 12 valvole e tre carburatori doppio corpo. La potenza massima erogata è di 195 CV a 7.600 giri/min, con una coppia di 225 Nm disponibile a 5.500 giri. La trasmissione affida la forza alle ruote posteriori attraverso un cambio manuale a cinque marce.
Le prestazioni dichiarate sono di tutto rispetto per l’epoca: la velocità massima raggiunge i 235 km/h, mentre lo scatto da 0 a 100 km/h viene coperto in 7,2 secondi. Numeri che oggi possono sembrare modesti, ma che nel contesto degli anni Settanta posizionavano la 246 GT tra le vetture più performanti in circolazione.
Guidare la 246 GT: un’esperienza ancora insuperabile
La definizione di “Ferrari dei poveri” ha accompagnato per decenni questa vettura, soprattutto per via del marchio diverso e del motore a sei cilindri. In realtà, l’etichetta risulta profondamente ingiusta. La Dino 246 GT offriva un’esperienza di guida di altissimo livello, con uno sterzo diretto e preciso che restituiva al pilota una sensazione di pieno controllo.
Il motore centrale-trasversale garantiva una distribuzione dei pesi equilibrata, rendendo la vettura particolarmente brillante sul percorso misto e nelle traiettorie più strette. Tra il 1969 e il 1974 uscirono dagli stabilimenti Ferrari 2.487 esemplari della 246 GT a cui si aggiunsero 1.274 unità della variante aperta 246 GTS, a dimostrazione di un successo commerciale che non lasciava spazio a dubbi.
Il mercato attuale: quotazioni da grande classico
Il tempo ha ribaltato ogni giudizio riduttivo. La Dino 246 GT è oggi una delle Ferrari più ambite dal mercato delle auto d’epoca, con una domanda crescente sia in Europa che oltreoceano. Sul portale AutoScout24 il prezzo di ingresso si aggira attorno ai 352.000 euro, ma gli esemplari restaurati o accompagnati da documentazione completa superano agevolmente il mezzo milione.
Gli esemplari in possesso della certificazione Ferrari Classiche, che attesta l’originalità dei componenti e lo stato di conservazione della vettura, raggiungono quotazioni ancora più elevate. Una vettura nata quasi in sordina, con un nome che non era Ferrari, si è trasformata nel tempo in uno dei simboli più autentici e desiderati dell’intera storia del Cavallino Rampante.
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