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Citroën, il grande ritorno: il CEO Chardon conferma l’icona in versione elettrica

Il CEO di Citroën apre al ritorno dell’icona del dopoguerra: elettrica, accessibile e fedele alla missione originaria.
Il mercato europeo delle auto elettriche cerca disperatamente soluzioni economiche. Xavier Chardon, CEO di Citroën, ha individuato nella storica 2CV non un esercizio di nostalgia, ma un modello industriale ancora valido. La dichiarazione ad AutoBild rilancia un progetto che potrebbe trasformare l’accesso alla mobilità sostenibile: recuperare lo spirito originario del veicolo che portò quattro ruote a milioni di europei nel dopoguerra.
Il successo clamoroso della Renault 5 E-Tech – oltre 100.000 unità in poco più di un anno – dimostra che il pubblico risponde quando l’elettrico diventa accessibile. Citroën studia questa strada e Chardon non esclude nulla: la 2CV potrebbe rinascere come risposta concreta alle barriere economiche che frenano la transizione ecologica.
Il modello giapponese e la crisi dell’accessibilità europea
Bruxelles ha ammesso apertamente il problema: “molti nuclei familiari non possono permettersi l’acquisto di un’auto”. La soluzione studiata dall’Unione Europea guarda ai kei-car giapponesi, veicoli compatti e leggeri pensati per abbattere costi di produzione e manutenzione. In questo scenario, la filosofia della 2CV riacquista senso.
Chardon collega i punti: “Se utilizzi il suo scopo originario e lo trasli al giorno d’oggi, c’è ancora spazio per questo tipo di interpretazione”. Il manager francese non parla di cromature vintage, ma di democratizzazione della mobilità. La 2CV nacque sotto Michelin per vendere pneumatici, superò la guerra mondiale e divenne strumento sociale: trasportare quattro persone e “50 chili di patate sotto lo stesso tetto” a costi minimi.
Quella capacità di unire utilità quotidiana e accessibilità economica è esattamente ciò che manca all’offerta elettrica attuale. Mentre i costruttori faticano con listini oltre i 30.000 euro, Renault ha dimostrato che esistono alternative. La 5 E-Tech è diventata la full-electric più venduta ai privati in Europa e Spagna nel primo semestre 2025, certificando la domanda per soluzioni elettriche abbordabili.

Essenza contro estetica: il progetto industriale prima dello stile
“Il design rétro può funzionare o no, l’importante è andare oltre la forma e recuperare la sua essenza”. Chardon respinge l’idea di un’operazione nostalgia. La differenza è sostanziale: Fiat 500 e Mini hanno puntato sul fascino vintage, Renault ha combinato estetica rétro con tecnologia moderna e prezzi competitivi. Citroën sembra voler spingersi oltre.
“La chiave è capire perché è diventata un’icona”, spiega il CEO. La risposta non sta nelle linee arrotondate o nei dettagli estetici, ma nella missione originaria: mobilità individuale sostenibile e accessibile. “Per questo servono ingredienti diversi: una direzione chiara, possibilità europee e intelligenza. È la filosofia della 2CV che ci ispirerà in futuro”.
In altre occasioni, Chardon aveva definito il potenziale del modello “enorme”, elencandone le qualità fondamentali: economica da mantenere, semplice da utilizzare, capace di trasportare quattro persone. Un’eventuale nuova 2CV sarebbe probabilmente elettrica o elettrificata, compatta, priva di sovrastrutture inutili, progettata per rispondere alle esigenze urbane contemporanee senza compromessi sulla praticità.
L’annuncio europeo sui kei-car fornisce il contesto politico-industriale. Il successo della Renault 5 certifica la domanda di mercato. Citroën non ha confermato ufficialmente alcun progetto, ma gli elementi ci sono tutti: quando filosofia aziendale e opportunità commerciale convergono, i prototipi tendono a materializzarsi. La 2CV del futuro non sarà un museo su ruote, ma la risposta francese alla crisi dell’accessibilità elettrica.
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