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Caro benzina: la mossa della Spagna fa infuriare l’Europa

La Spagna sceglie una strada tutta sua per proteggere i consumatori dai rincari, ma Bruxelles non ci sta e alza la voce.
Due paesi europei, uno stesso obiettivo, due esiti opposti sul fronte regolatorio. Mentre l’Italia ha agito sulle accise senza ricevere alcuna contestazione da Bruxelles, la Spagna si trova nel mirino della Commissione europea per aver scelto di ridurre l’IVA sui carburanti in risposta al caro prezzi alla pompa. Una differenza che non è di poco conto, e che rivela quanto conti lo strumento fiscale scelto, non solo l’intenzione politica.
Cosa dice la normativa europea sull’IVA
Il quadro che regola l’IVA a livello comunitario è in vigore dal 2006 e ha ricevuto un aggiornamento significativo nel 2022. Le norme stabiliscono che l’aliquota minima per i carburanti fossili non possa scendere sotto il 15%. Esiste un’eccezione, ma riguarda esclusivamente elettricità e gas naturale, per i quali il minimo è fissato al 5%, in linea con le priorità della transizione energetica europea.
Questa architettura normativa lascia agli stati membri margini molto ridotti quando si tratta di benzina e diesel. Ogni intervento al ribasso sull’IVA applicata a questi prodotti si scontra automaticamente con i vincoli comunitari, indipendentemente dalle motivazioni economiche o sociali che lo giustifichino.

La lettera di Bruxelles e la risposta di Madrid
È in questo contesto che va letto il richiamo formale inviato dalla Commissione europea alle autorità spagnole verso la fine di marzo, rivelato dal quotidiano El País. Il testo è diretto: “È importante sottolineare che la direttiva europea sull’IVA non prevede la possibilità di applicare un’aliquota ridotta alle forniture di carburante”.
La Spagna ha portato l’IVA sui carburanti al 10%, una riduzione che ha alleggerito in modo tangibile i prezzi alla pompa per i consumatori iberici. Il costo stimato per le casse pubbliche è di circa 5 miliardi di euro. Nonostante la contestazione europea, il ministro delle finanze spagnolo ha confermato che la misura resterà in vigore almeno fino al 30 giugno: Madrid non ha intenzione di fare marcia indietro.
Perché l’Italia non ha ricevuto alcuna contestazione
La scelta italiana di intervenire sulle accise, anziché sull’IVA, si è rivelata strategicamente più solida sul piano europeo. La regolamentazione comunitaria sulle accise lascia agli stati membri una flessibilità molto maggiore, e l’Italia parte da una posizione di vantaggio: le nostre accise sui carburanti sono tra le più alte d’Europa, il che offre ampi spazi di manovra al ribasso senza violare alcuna norma.
Il risultato è che due manovre con finalità praticamente identiche, ridurre il peso del caro carburante su imprese e cittadini, hanno prodotto reazioni istituzionali completamente diverse. La Spagna incassa una contestazione formale e difende la propria sovranità fiscale. L’Italia ottiene lo stesso effetto senza attirare attenzioni da Bruxelles. La sostanza è simile; la forma, in questo caso, ha fatto tutta la differenza.
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