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Carburanti, prezzi in rialzo: la guerra in medio oriente produce i primi effetti

Il conflitto in Iran fa salire i prezzi di carburanti: il gasolio vola ai livelli di febbraio 2024 e i grandi marchi annunciano aumenti.
La guerra in Medio Oriente comincia a tradursi in numeri concreti per gli automobilisti e per le imprese di trasporto italiane. Le quotazioni internazionali dei carburanti hanno subito una brusca accelerazione, trascinando verso l’alto i listini dei principali distributori nazionali. A colpire di più è l’entità del rialzo sul diesel, storicamente il carburante più sensibile alle perturbazioni geopolitiche perché legato a doppio filo con la logistica e il commercio. Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, gli effetti reali sui prezzi alla pompa saranno pienamente visibili già nelle prossime ore.
Una fiammata asimmetrica: il diesel brucia più della benzina
Non tutti i carburanti reagiscono allo stesso modo alle crisi internazionali, e questa volta la differenza è particolarmente marcata. Mentre il petrolio Brent ha segnato un rialzo contenuto, nell’ordine del 6,7%, il mercato del gasolio ha vissuto una vera e propria fiammata: la quotazione è schizzata di oltre il 16%, raggiungendo soglie che non si toccavano dal febbraio di due anni fa.
“Se l’impatto sul Brent è stato finora tutto sommato limitato (+6,7%), quello sul gasolio è stato dirompente: la quotazione è aumentata di oltre il 16%, toccando un livello raggiunto l’ultima volta il 14 febbraio 2024, oltre due anni fa, mentre la quotazione della benzina è al massimo dal 23 giugno 2025. Questo ha scatenato un giro di rialzi sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi, i cui effetti sulle medie nazionali dei prezzi alla pompa si vedranno compiutamente da domani”, scrive Staffetta Quotidiana.
Anche la benzina verde non rimane immune: le sue quotazioni hanno raggiunto il valore più elevato da giugno 2025, a dimostrazione che la pressione sui mercati energetici investe l’intero settore dei carburanti liquidi.

Le compagnie alzano i listini: chi ha ritoccato di più
La risposta delle società petrolifere alle turbolenze dei mercati non si è fatta attendere. Gli aumenti comunicati coprono una forbice che va dai tre ai sei centesimi al litro, con strategie differenti a seconda del prodotto.
Eni ha scelto un approccio uniforme, alzando di quattro centesimi sia il verde sia il diesel. IP ha invece puntato su un rialzo più pesante proprio sul gasolio, portandolo a sei centesimi, contro i tre applicati alla benzina. Q8 ha deciso per un incremento identico di cinque centesimi su entrambi i prodotti, mentre Tamoil ha adottato la stessa logica con tre centesimi applicati indistintamente a benzina e diesel.
Questi nuovi prezzi consigliati entreranno progressivamente nel calcolo delle medie nazionali nel corso della giornata e in modo più completo nella rilevazione del giorno seguente.
La fotografia attuale dei prezzi: i dati ancora non scontano i rialzi
Le cifre disponibili in questo momento riflettono ancora le comunicazioni della mattina precedente, trasmesse dai gestori di circa 20.000 impianti all’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e non incorporano quindi i nuovi listini. In modalità self service, un litro di benzina costa in media 1,674 euro, pressoché invariato, mentre il diesel si attesta a 1,728 euro al litro senza variazioni rispetto alla rilevazione precedente.
Chi sceglie il servito paga 1,813 euro al litro per la benzina e 1,865 euro per il gasolio. Il GPL è a 0,690 euro al litro, il metano a 1,403 euro al kg e il GNL a 1,231 euro al kg, con questi ultimi due in lievissimo calo. Sulle autostrade i prezzi salgono: la benzina arriva a 1,778 euro al litro in self service e a 2,039 euro al servito, il gasolio a 1,830 euro e 2,090 euro rispettivamente, il GPL a 0,829 euro, il metano a 1,462 euro al kg e il GNL a 1,301 euro al kg.
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