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Bruxelles dà l’ok: un’icona dell’automotive italiano passa agli indiani, è polemica

È arrivato l’ok dall’UE alla discussa cessione del gigante italiano, la trattativa si chiuderà non prima della metà del 2026.
La Commissione Europa ha concesso il suo benestare definitivo alla cessione completa del marchio Iveco all’indiana Tata Motors, dopo il via libera già ottenuto dal governo italiano la scorsa settimana. L’operazione, annunciata a fine luglio, prevede l’acquisizione dell’intero gruppo da parte del colosso indiano per un valore di 3,8 miliardi di euro, mentre la divisione difesa passa a Leonardo per 1,7 miliardi.
La decisione ha scatenato forti proteste da parte dei sindacati italiani, preoccupati per il futuro occupazionale dei 14.000 lavoratori coinvolti nel nostro Paese e per la mancata consultazione nelle fasi preliminari dell’accordo.
L’operazione e i vincoli imposti dall’Unione Europea
Tata Motors lancerà un’offerta pubblica d’acquisto, tramite un veicolo di diritto olandese, sull’intero capitale di Iveco, pagando 14,1 euro per ogni azione. Il maggior azionista, la holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann (che detiene il 27,1% del capitale e il 43,1% dei diritti di voto), si è già impegnato a cedere la propria partecipazione.
La Commissione Ue ha posto vincoli importanti per l’acquisizione: Tata Motors non potrà licenziare i dipendenti né spostare la produzione in India almeno per i prossimi due anni, con l’obbligo di fornire garanzie solide sul mantenimento degli asset tecnologici critici in Europa, e soprattutto in Italia. L’operazione, definita dal ministro Urso di carattere “industriale”, si concluderà nella primavera del 2026.

La divisione difesa a Leonardo e le strategie di Exor
Parallelamente alla vendita a Tata Motors, la cessione del business della Difesa a Leonardo riguarda IDV e Astra e tutte le attività connesse, con 6 siti produttivi, 9 uffici commerciali a livello globale e ricavi per 1,1 miliardi nel 2024. L’operazione crea un campione nazionale del settore difesa e dovrebbe completarsi entro il 31 marzo 2026. Iveco distribuirà agli azionisti un dividendo straordinario stimato tra 5,5 e 6 euro per azione.
La cessione di Iveco si inserisce in una più ampia strategia di razionalizzazione del portafoglio della holding Exor, che negli ultimi tempi ha ceduto quote di Ferrari e Comau, riducendo la propria esposizione al settore automotive per orientarsi verso sanità, tecnologia e beni di lusso.
Le proteste dei sindacati e i timori per l’occupazione
La decisione ha sollevato aspre critiche da parte delle organizzazioni sindacali. Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil, ha dichiarato: “Prima il governo italiano la settimana scorsa e ora l’UE approvano questa operazione senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e quindi senza porsi minimamente il tema della tenuta produttiva e occupazionale. Tutto questo è inaccettabile ed evidenzia un’attenzione delle istituzioni esclusivamente verso gli interessi economici e finanziari dei grandi gruppi industriale del nostro Paese. Il governo deve convocare urgentemente tutte le parti in causa”.
Sono 14.000 i lavoratori coinvolti in Italia, in uno scenario già reso instabile dalle difficoltà di Stellantis, che nel primo semestre ha registrato perdite significative. I sindacati temono che la cessione a un gruppo straniero possa mettere a rischio la produzione nazionale e l’occupazione, nonostante le garanzie formali fornite da Tata Motors per i prossimi due anni.
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