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Autovelox senza omologazione: la Cassazione ha davvero cambiato idea?

Autovelox e omologazione, la Cassazione gioca su due tavoli: il decreto ministeriale atteso in estate potrebbe chiudere definitivamente il caso.
Tra maggio e giugno è attesa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del ministero dei Trasporti sull’omologazione degli autovelox, il provvedimento che potrebbe finalmente mettere fine a due anni di contenziosi a catena. Nel frattempo, la Corte di Cassazione ha emesso l’ordinanza n. 7374 del 27 marzo scorso, un testo che a prima lettura sembrerebbe stravolgere la giurisprudenza consolidata sul tema, ma che a un esame più attento rivela una natura ben più ambigua.
Un compromesso che penalizza l’automobilista abruzzese
Al centro della vicenda c’è una signora della provincia di Pescara, il cui ricorso è stato rigettato dalla Suprema Corte con una condanna alle spese di 500 euro, oltre al rimborso forfettario del 15% e agli oneri accessori di legge, da sommare a quanto già versato nei gradi precedenti. Il Tribunale di Pescara aveva stabilito che per sanzionare un’infrazione fosse sufficiente la sola approvazione ministeriale del dispositivo, senza necessità di omologazione, e la Cassazione ha confermato quella posizione.
Una conclusione che stride con quanto la stessa Corte aveva ripetuto in modo uniforme a partire dal 2024: solo un autovelox omologato, ai sensi dell’articolo 142 del Codice della strada, può valere come prova di una violazione dei limiti di velocità. Principio che aveva alimentato una valanga di ricorsi, considerato che nessun dispositivo attualmente in uso in Italia è omologato, disponendo tutti di semplice approvazione ministeriale.

La taratura come scorciatoia giuridica
Il punto più controverso dell’ordinanza non riguarda però le conclusioni, bensì il ragionamento che le sorregge. Per respingere il ricorso, i giudici hanno fatto leva sulla taratura del dispositivo, nozione distinta e non equivalente all’omologazione richiesta dalla norma. Il testo afferma: “in caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio di rilevazione a distanza, il giudice di merito è tenuto ad accertare se lo stesso sia stato, o meno, sottoposto alle verifiche di funzionalità e taratura necessarie ad assicurarne il corretto funzionamento”.
Poiché l’apparecchio coinvolto aveva superato le verifiche periodiche nell’anno precedente, il ricorso è stato dichiarato infondato. Il problema è che taratura e omologazione sono requisiti giuridicamente separati, e il Codice della strada richiama esplicitamente il secondo: sostituire l’uno con l’altro equivale a rispondere a una domanda con un argomento fuori tema.
L’omologazione non sparisce: la Corte non rinnega il principio cardine
Poche righe dopo il passaggio sulla taratura, la stessa ordinanza ribalta parzialmente l’impressione iniziale. La Cassazione afferma con nettezza che “spetta all’amministrazione la prova positiva dell’iniziale omologazione” e che, in presenza di contestazioni sull’idoneità dell’apparato, “l’amministrazione deve offrire la relativa prova positiva, mediante la produzione di apposite certificazioni di omologazione e conformità”.
L’omologazione, dunque, non viene abdicata come requisito. L’ordinanza assume piuttosto i contorni di un equilibrio instabile: da un lato si preserva il principio sancito dal Codice della strada, dall’altro si offre ai Comuni e alle polizie locali un margine di manovra più ampio, in un contesto in cui le casse municipali sono state colpite da sentenze sfavorevoli e da accuse di danno erariale. Non un’inversione a U, ma un tentativo di tenere in piedi due posizioni difficilmente conciliabili.

Ricorsi in frenata e scenari futuri
L’ordinanza del 27 marzo potrebbe aprire una serie di pronunce analoghe, con conseguenze rilevanti per chi ha già presentato o intende presentare ricorso contro una multa per eccesso di velocità. Il rischio concreto è che molti automobilisti vengano soccombenti non solo davanti alla Suprema Corte, ma già in sede di giudice di pace, con una possibile riduzione del volume di contenziosi che negli ultimi due anni ha intasato le cancellerie degli onorari. Polizie locali ed enti territoriali attendono proprio questo esito.
Il quadro normativo, intanto, si sta avviando verso una definizione più stabile. Lo scorso febbraio il ministero delle Infrastrutture aveva già formalizzato le norme destinate a disciplinare l’omologazione degli autovelox, un intervento reso inevitabile dalla pressione giudiziaria. Con il decreto ministeriale atteso in estate, si potrebbe finalmente chiudere una stagione di incertezza che ha contrapposto automobilisti, Comuni e giudici per oltre due anni.
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