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Autovelox, scoppia il caso: il 90% non è omologato. Valanghe di ricorsi in arrivo

Autovelox fuori norma in Italia: solo mille omologati su 11mila, il ministero accelera mentre si profila un’ondata di ricorsi dalle multe contestate.
Il governo stringe i tempi sul fronte dell’omologazione dei rilevatori di velocità e presenta numeri preoccupanti. Degli 11mila apparecchi presenti sulle arterie del Paese, soltanto 3.800 hanno completato la registrazione telematica lanciata in autunno. La situazione peggiora ulteriormente: tra questi, circa mille strumenti soddisfano i criteri necessari per essere considerati regolari. La fotografia scattata dal dicastero guidato da Matteo Salvini rivela come la stragrande maggioranza dei sistemi anti-velocità possa essere contestata, preparando il terreno per migliaia di impugnazioni delle contravvenzioni.
La piattaforma digitale e i numeri critici
Lo scorso settembre è partita l’operazione di mappatura nazionale: gli organi preposti alla vigilanza stradale hanno avuto sessanta giorni per caricare sul sistema informatico ministeriale i dettagli tecnici degli apparecchi utilizzati. Ogni dispositivo doveva essere identificato attraverso marca, modello, numero di serie e riferimenti dell’atto amministrativo di validazione.
Senza questa procedura, l’utilizzo dei rilevatori automatici diventa illegittimo, obbligando allo spegnimento sia delle postazioni permanenti sia di quelle temporanee. I riscontri ottenuti dal Mit coprono solamente una frazione degli strumenti diffusi in circolazione, con una quota di conformità automatica ai requisiti tecnici inferiore alla decima parte del totale.

L’impatto della sentenza e la valanga giudiziaria
La radice del problema affonda nella pronuncia dei giudici di legittimità dello scorso aprile, quando è stata sancita l’invalidità delle sanzioni comminate attraverso strumenti validati ma privi di certificazione completa. Questa decisione ha spalancato le porte a un’ondata di impugnazioni amministrative da parte dei conducenti colpiti da verbali irregolari.
Il Codacons evidenzia come le municipalità che hanno omesso la trasmissione dei dati debbano cessare l’impiego dei propri apparecchi, mentre quelle che utilizzano tecnologie non certificate vedranno annullate le proprie contestazioni. Una situazione caotica che compromette prima di tutto la prevenzione degli incidenti, colpisce gli utenti della strada vittime di strumenti difformi dalla legge e appesantisce i bilanci pubblici locali, oberati da contenziosi legali in crescita esponenziale.
Le ripercussioni sulla cultura della velocità
L’attuale vuoto normativo potrebbe generare un risultato controproducente, secondo le associazioni dei consumatori. Gabriele Melluso di Assoutenti mette in guardia: quando circola la convinzione che i sistemi di controllo siano illegittimi e le multe facilmente ribaltabili, l’effetto dissuasivo viene neutralizzato. Esiste il pericolo concreto che numerosi conducenti, ritenendosi al riparo da conseguenze, decidano di ignorare i limiti di velocità imposti, con gravi conseguenze per l’incolumità collettiva.
“Questi strumenti devono funzionare come presidio preventivo e non come fonte di entrate o di battaglie legali infinite”, dichiara il presidente nazionale, sollecitando l’apertura immediata di un confronto istituzionale tra comuni, prefetture e amministrazione centrale per stabilire norme inequivocabili, garantire la piena legittimità degli apparecchi e assicurare completa trasparenza nell’intero sistema.
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