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Auto usate e sinistri: quasi una su due nasconde un incidente nel passato

I dati carVertical 2025 rivelano che quasi una vettura usata su due ha almeno un sinistro, con riparazioni fino a 9.761 euro.
Acquistare un’auto usata senza verificarne la storia documentata è un rischio che i numeri del 2025 rendono difficile da ignorare. L’analisi condotta da carVertical su migliaia di report di storico veicolare elaborati nell’arco dell’anno rivela che il 48,3% delle vetture controllate presenta almeno un sinistro registrato. Non si tratta di una minoranza marginale: quasi una macchina di seconda mano su due porta con sé un passato fatto di urti, riparazioni e danni più o meno dichiarati dal venditore. I dati coprono l’intero mercato europeo e tracciano differenze nette tra marchi, paesi e fasce di prezzo, con implicazioni concrete su sicurezza e valore residuo del veicolo.
- Porsche: il marchio più costoso da riparare, e non solo
- In Italia domina Porsche, un'anomalia rispetto al resto d'Europa
- Subaru e Tesla: le regine dei rispettivi mercati geografici
- BMW: il marchio più incidentato d'Europa, con percentuali da record
- Quanti danni per veicolo e cosa verificare prima di firmare
Porsche: il marchio più costoso da riparare, e non solo
Prima ancora di parlare di frequenza dei sinistri, vale la pena partire da dove il problema pesa di più sul portafoglio. Nel 2025 il costo medio di un danno si attesta su 3.879 euro, ma i marchi premium si collocano in una categoria completamente separata. Porsche guida questa graduatoria con una media di 9.761 euro per sinistro, quasi il triplo rispetto al dato generale. Seguono Tesla a 5.808 euro e Mercedes-Benz a 5.026 euro, mentre BMW si ferma a 4.372 euro e Lexus a 4.362 euro.
Sul versante opposto si trovano Dacia con 2.233 euro di media, Suzuki a 2.645 euro e Škoda a 2.804 euro. La distanza abissale tra le due estremità della classifica si spiega con la complessità tecnologica crescente delle vetture di fascia alta: sensori, fari a matrice LED, lamiere in alluminio e sistemi di assistenza alla guida trasformano anche un banale tamponamento in una riparazione economicamente devastante.

In Italia domina Porsche, un’anomalia rispetto al resto d’Europa
Il mercato italiano si distingue rispetto alla tendenza continentale dominante. Sul territorio nazionale è Porsche a guidare la classifica dei marchi più incidentati, con il 38,2% degli esemplari verificati che mostra almeno un danno registrato. Una percentuale più contenuta rispetto a quelle registrate in altri paesi europei, ma che riflette un profilo d’uso preciso: chi guida una Porsche in Italia tende a sfruttarne le caratteristiche prestazionali su percorsi impegnativi, e quando accade qualcosa, le conseguenze economiche sono raramente trascurabili.
Lo stesso marchio di Stoccarda domina con cifre ben più elevate in Ungheria e Polonia, entrambe al 73,4%, e in Romania al 76,3%. Nell’Europa centro-orientale le granturismo tedesche vengono acquistate da un pubblico che ne apprezza tanto il prestigio quanto le prestazioni al limite, con un impatto diretto sulla frequenza dei sinistri documentati.
Subaru e Tesla: le regine dei rispettivi mercati geografici
La distribuzione geografica dei danni racconta molto delle abitudini di guida locali e delle condizioni stradali. Nei Paesi baltici e in Ucraina, è Subaru a occupare stabilmente il primo posto: l’80,9% in Ucraina, l’80,5% in Lituania e il 75,5% in Lettonia. Le vetture a trazione integrale giapponesi vengono impiegate intensamente su fondi stradali difficili, spesso in condizioni climatiche avverse, con conseguenze dirette sulla frequenza dei sinistri registrati dalle assicurazioni.
A Ovest del continente avanza invece Tesla, che guida le classifiche di Francia con il 61,6%, Portogallo al 79,2% e Finlandia al 36,6%. La diffusione dei veicoli elettrici porta con sé una componentistica molto più onerosa da sostituire e centraline che registrano ogni minimo impatto, contribuendo a rendere i report di storico più dettagliati e, spesso, più pesanti.

BMW: il marchio più incidentato d’Europa, con percentuali da record
A livello europeo complessivo nessun marchio si avvicina a BMW, che con il 65,2% degli esemplari verificati che mostra almeno un sinistro si colloca nettamente in testa alla classifica generale. Alle spalle della casa di Monaco seguono Hyundai al 59,3%, Subaru al 58%, Tesla al 55,5% e Lexus al 54,7%. Le berline bavaresi circolano in quantità enormi, mantengono prestazioni elevate anche sulle versioni più datate e finiscono spesso nelle mani di acquirenti giovani che cercano potenza a prezzi contenuti sul mercato dell’usato.
In alcuni paesi le percentuali raggiungono livelli difficilmente riscontrabili altrove. In Croazia l’83,5% delle BMW controllate risulta danneggiato, in Belgio si arriva all’82,2%, in Serbia al 74,9%, nella Repubblica Ceca al 69,8%, in Spagna al 62,1%. Persino in Germania, paese d’origine del marchio, più di una BMW usata su due presenta sinistri documentati, con una quota del 50,5%.
Quanti danni per veicolo e cosa verificare prima di firmare
Un dato spesso sottovalutato riguarda non solo quante auto abbiano subito un sinistro, ma quanti sinistri ciascuna di esse abbia accumulato. La media complessiva si attesta a 2,23 eventi per veicolo danneggiato, a conferma che un singolo incidente nella vita di un’automobile non costituisce un’anomalia statistica. Il primato spetta a Lexus con una media di 2,7 sinistri per esemplare, seguita da BMW a 2,6, Tesla a 2,5 e Porsche a 2,4. Marchi come Seat, Kia e Mini si fermano a quota 2, indice di un utilizzo mediamente meno intenso da parte dei loro acquirenti.
Quando si valuta un usato, però, il numero grezzo conta meno dei dettagli contenuti nel report. Vanno verificati l’eventuale coinvolgimento di elementi strutturali della carrozzeria, l’attivazione degli airbag, l’importo complessivo dei danni e la distanza temporale tra un evento e l’altro. Una vettura riparata frettolosamente dopo un impatto rilevante può nascondere fragilità destinate a emergere soltanto mesi o anni dopo, compromettendo sicurezza e affidabilità. Prima di firmare qualsiasi contratto, un report di storico veicolare aggiornato vale molto più di qualsiasi rassicurazione verbale del venditore.
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