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Airbag Takata: l’emergenza non è finita, il Ministero lancia L’allarme

Nonostante quattro milioni di richiami ufficiali in Italia, metà dei veicoli coinvolti non ha ancora ricevuto l’intervento correttivo.
Un pericolo che non accenna a rientrare. A distanza di anni dallo scoppio dello scandalo mondiale legato agli airbag Takata, il problema è tutt’altro che risolto sulle strade italiane: oltre un milione e mezzo di veicoli circolano ancora con dispositivi che potrebbero rivelarsi letali. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha scelto di alzare nuovamente la voce, mentre l’associazione Codici punta il dito contro le difficoltà concrete che molti automobilisti incontrano nel far sostituire il componente difettoso, a dispetto della gratuità dell’intervento.
Un componente che invecchia male: ecco perché è pericoloso
Al centro del problema c’è una scelta costruttiva rivelatasi fatale: i generatori di gas installati in questi airbag utilizzano nitrato di ammonio stabilizzato senza essiccante. Con il passare del tempo, l’esposizione a umidità elevata, caldo intenso o sbalzi termici ripetuti degrada la struttura interna del dispositivo.
Il risultato, nei casi più gravi, è un’esplosione incontrollata nel momento in cui l’airbag si attiva, con frammenti metallici proiettati verso l’abitacolo. Il rischio di lesioni gravi o di esiti fatali cresce proporzionalmente all’età del veicolo e alle condizioni climatiche del territorio in cui viene utilizzato.

Quattro milioni di richiami, ma metà del lavoro resta da fare
Le case automobilistiche hanno notificato in Italia circa 3,2 milioni di proprietari su un totale di 4 milioni di veicoli coinvolti dai richiami ufficiali. Eppure, 1,6 milioni di auto risultano ancora in strada con gli airbag originali non sostituiti.
Per capire se il proprio veicolo rientra tra quelli a rischio, il Ministero indica un metodo semplice: inserire il codice VIN (numero di telaio) nei portali ufficiali dei costruttori oppure nella banca dati di UNRAE. La ricerca restituisce due possibili esiti: un ordinario “Richiamo”, che consente di continuare a usare il mezzo in attesa dell’appuntamento, o un più grave “Richiamo con Stop Drive“, che impone lo stop immediato alla circolazione fino all’intervento correttivo. La sostituzione, in ogni caso, non comporta alcun costo per il proprietario.
Codici: “Molti automobilisti non riescono nemmeno a fissare un appuntamento”
Il quadro tracciato da Codici è quello di una macchina organizzativa ancora insufficiente rispetto all’urgenza del problema. L’associazione raccoglie da tempo segnalazioni di cittadini che si trovano bloccati: nessuna risposta dalla casa automobilistica, attese insostenibili per ottenere un appuntamento in officina, assistenza di fatto negata.
“L’avviso del Mit è importante” ha dichiarato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, “e ci auguriamo contribuisca a migliorare una situazione che presenta ancora delle criticità. Abbiamo ricevuto segnalazioni da cittadini che non riescono a ottenere assistenza dalla casa automobilistica o a prendere un appuntamento in tempi brevi con l’officina”. Tra i marchi citati figura Opel, anche se Codici precisa che le criticità non sono circoscritte a un singolo brand. “Parliamo di sicurezza stradale e salute pubblica” ha aggiunto Giacomelli. “È fondamentale garantire un supporto rapido agli automobilisti”.
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