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Testamento, a chi va in eredità l’auto se non è menzionata?

Due persone esaminano documenti cartacei su una scrivania in ufficio.

Quando il testamento non cita il veicolo, scattano regole precise su comproprietà, bollo e trasferimento che molti ignorano.

Quando una persona cara muore, tra le tante questioni burocratiche che si aprono c’è quella relativa al veicolo intestato al defunto. Cosa accade all’auto se nel testamento non compare alcun riferimento esplicito? A chi spetta, chi può guidarla e soprattutto come si regolarizza la situazione senza incorrere in errori che potrebbero costare caro? La risposta passa per il Codice Civile, le norme del Codice della Strada e le procedure del PRA, un insieme di adempimenti che occorre conoscere con precisione.

L’auto entra nell’eredità anche senza essere citata

In assenza di disposizioni testamentarie specifiche sull’automobile, il veicolo non rimane in una zona grigia: entra automaticamente a far parte dell’asse ereditario secondo le regole della successione legittima previste dal Codice Civile. Il bene viene quindi ripartito tra gli aventi diritto in base all’ordine stabilito dalla legge.

La gerarchia prevede che in prima battuta subentrino coniuge e figli, poi i soli figli in mancanza del coniuge, e infine genitori, fratelli o altri parenti più lontani se mancano discendenti diretti. Il risultato pratico è che l’auto diventa un bene in comproprietà tra tutti gli eredi, il che comporta la necessità di raggiungere un accordo comune per qualsiasi decisione significativa: dall’intestazione alla vendita. Fa eccezione la rottamazione, per la quale in alcuni casi non è richiesta la firma congiunta di tutti i comproprietari.

La dichiarazione di successione è il primo adempimento obbligatorio

Prima ancora di pensare a cosa fare con il veicolo, gli eredi devono presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. Questo passaggio non è facoltativo e non dipende dall’intenzione di conservare o cedere l’auto: va eseguito in ogni caso. Solo dopo aver ottemperato a questo obbligo fiscale è possibile avviare le pratiche formali presso il PRA per regolarizzare la posizione del veicolo.

Chi trascura questo adempimento rischia di trovarsi bloccato nelle fasi successive, con conseguenti ritardi e possibili complicazioni di natura tributaria.

I debiti ereditari e il rischio dell’accettazione tacita

Un aspetto che molti sottovalutano riguarda i debiti lasciati dal defunto. Accettare l’eredità, e quindi anche il veicolo, significa farsi carico anche delle passività eventualmente pendenti, siano esse legate all’auto o al patrimonio in senso più ampio. Per questo motivo, prima di procedere con qualsiasi trasferimento è fondamentale verificare la situazione debitoria complessiva.

Il Codice Civile stabilisce inoltre che il semplice utilizzo dell’automobile intestata a un defunto equivale ad accettazione tacita dell’eredità, con tutte le conseguenze che ne discendono sul piano legale e patrimoniale. Un comportamento apparentemente innocuo, quindi, può avere implicazioni giuridiche di rilievo.

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Sessanta giorni per aggiornare l’intestazione al PRA

Guidare il veicolo del defunto è tecnicamente consentito, ma entro limiti precisi. L’articolo 94 del Codice della Strada assegna agli eredi un termine di 60 giorni per aggiornare l’intestazione presso il PRA. Il conteggio parte dalla data dell’atto formale di accettazione dell’eredità oppure, in mancanza di un atto scritto, dal primo giorno in cui il veicolo viene effettivamente utilizzato.

Chi non rispetta questa scadenza va incontro a sanzioni pecuniarie e al ritiro del Documento Unico (DU) del veicolo. Il rispetto di questo termine non è quindi solo una formalità amministrativa, ma un obbligo con conseguenze concrete in caso di inadempimento.

Le opzioni disponibili per il trasferimento al PRA

Per formalizzare il trasferimento, gli eredi devono recarsi a uno sportello PRA, prenotando in anticipo tramite il servizio online PrenotACI. Le soluzioni disponibili sono diverse: intestare il veicolo a un solo erede, cointestarlo a più eredi, trasferirlo a un terzo non erede oppure accettare l’eredità e vendere contestualmente l’auto a un acquirente esterno.

Un suggerimento di ordine pratico: se la firma dell’erede viene autenticata direttamente allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA), la trascrizione avviene in modo contestuale, garantendo l’aggiornamento immediato dell’Archivio Nazionale Veicoli e una maggiore certezza sul piano giuridico. Se gli eredi non possono presentarsi di persona, è possibile delegare un soggetto terzo munito di delega scritta oppure ricorrere a una procura notarile.

La documentazione da presentare allo sportello

L’elenco dei documenti necessari varia in base alla specifica situazione, ma in linea generale occorre portare: la targa del veicolo, i documenti d’identità e le tessere sanitarie degli eredi, una dichiarazione sostitutiva attestante lo status di erede, la carta di circolazione o il Documento Unico del veicolo (oppure la relativa denuncia in caso di smarrimento) e il certificato di proprietà o il foglio complementare, non richiesto se il veicolo è dotato di DU.

In caso di successione testamentaria, va allegata la copia conforme del testamento o un estratto notarile in bollo. Chi si fa rappresentare da un delegato deve fornire la delega e la copia del proprio documento d’identità; chi ricorre invece a una procura notarile non è tenuto a presentare l’istanza unificata cartacea.

Bollo auto e rottamazione: due aspetti da non ignorare

Finché il veicolo risulta iscritto al PRA, il bollo continua a maturare indipendentemente dall’effettivo utilizzo. Molti eredi scoprono questa situazione soltanto quando ricevono richieste di pagamento per annualità arretrate. L’unico strumento per interrompere definitivamente tale obbligo è procedere con la radiazione al PRA.

Se il veicolo è vecchio, fermo o non conveniente da mantenere, la rottamazione presso un centro di raccolta autorizzato è spesso la scelta più razionale. Permette di evitare spese di gestione e bollo, di rispettare le normative ambientali vigenti e di ottenere il certificato di radiazione PRA, documento indispensabile per chiudere definitivamente la posizione del veicolo. Prima di decidere, è comunque opportuno effettuare una valutazione del mezzo per scegliere con consapevolezza tra il mantenimento, la cessione a un terzo e l’avvio alla demolizione.


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Riproduzione riservata © - MM

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