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Incidente stradale: cosa fare se si è testimoni (e cosa evitare)

Gilet, triangolo, chiamata al 112 e divieto assoluto di spostare i feriti: ecco il protocollo corretto da seguire se si assiste a uno schianto in strada.
Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato può capitare a chiunque. Quando si è testimoni di un incidente stradale, la reazione istintiva non sempre coincide con quella corretta: fermarsi bruscamente, avvicinarsi ai feriti senza cautela o limitarsi a osservare da lontano sono tutti comportamenti che possono aggravare le conseguenze del sinistro. In Italia, le regole da seguire in questi casi derivano sia dal Codice della Strada che dal Codice Penale, e ignorarle può esporre il testimone a conseguenze legali oltre che morali.
Mettere in sicurezza la scena è la prima priorità assoluta
Prima di qualunque altra azione, è fondamentale non trasformarsi nella seconda vittima dell’incidente. Chi sopraggiunge non deve frenare di colpo, ma accostare con gradualità sul margine destro della carreggiata, lontano dal traffico. Solo dopo aver fermato il veicolo si può scendere, indossando obbligatoriamente il gilet catarifrangente.
Il passo successivo è posizionare il triangolo di emergenza ad almeno 50 metri dal luogo dello schianto, distanza che sale considerevolmente in autostrada o su strade extraurbane ad alta percorrenza. Se possibile, occorre chiedere ai conducenti coinvolti di spegnere i motori per ridurre il rischio di incendio.
Il 112 va chiamato sempre, senza dare nulla per scontato
Non bisogna mai assumere che qualcun altro abbia già contattato i soccorsi. Comporre il 112 è un dovere immediato, e la chiamata deve essere quanto più precisa possibile. Alle autorità vanno comunicati la posizione esatta (strada, chilometrica o direzione di marcia), il numero e tipo di veicoli coinvolti, le condizioni dei feriti e l’eventuale presenza di pericoli aggiuntivi come perdite di carburante, fumo o veicoli in posizioni instabili.
Ogni dettaglio fornito al centralino accelera l’intervento e consente ai soccorritori di prepararsi adeguatamente prima dell’arrivo sul posto.

Con i feriti, l’errore più grave è agire con troppa iniziativa
In attesa dell’ambulanza, il ruolo del testimone è di supporto psicologico e monitoraggio, non di intervento medico. Parlare con i feriti, rassicurarli e coprirli se la temperatura è bassa sono azioni utili e sicure. Al contrario, esistono tre divieti assoluti da non trasgredire mai.
Non spostare i feriti, a meno che non vi sia un pericolo imminente di incendio o caduta: un movimento errato può causare danni permanenti alla colonna vertebrale. Non rimuovere il casco a un motociclista, indipendentemente dalle apparenze. Non somministrare liquidi, nemmeno acqua, perché potrebbe complicare un eventuale intervento chirurgico d’urgenza.

Per ricordare facilmente questi passaggi, memorizza l’acronimo PAS:
- Proteggere (la scena e te stesso).
- Avvisare (chiamare il 112).
- Soccorrere (assistere i feriti senza manovre brusche).
La legge impone di fermarsi: il testimone ha valore anche in sede legale
L’omissione di soccorso è disciplinata dall’articolo 593 del Codice Penale: non fermarsi e non chiamare i soccorsi è un reato a tutti gli effetti. Ma il testimone oculare ha un peso anche nella fase successiva all’emergenza. La sua testimonianza è preziosa per le forze dell’ordine impegnate nei rilievi, e le fotografie scattate alla posizione dei veicoli e alla segnaletica possono risultare decisive per l’attribuzione delle responsabilità assicurative.
È altrettanto importante non spostare detriti o frammenti prima dell’arrivo di polizia o carabinieri, per non alterare lo stato dei luoghi e compromettere la ricostruzione della dinamica del sinistro.
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