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Guidare una supercar in pista: ecco quanto può costare questa esperienza

Tre elementi determinano il budget necessario per vivere l’emozione al volante di Ferrari, Lamborghini e Porsche sui circuiti italiani.
Provare l’ebbrezza di pilotare una supercar su un vero tracciato da competizione non è più un privilegio riservato a pochi. Il settore ha conosciuto una crescita significativa negli ultimi anni, con operatori specializzati in grado di offrire esperienze accessibili a un pubblico sempre più ampio. La chiave per orientarsi in questo mercato risiede nella comprensione dei tre fattori che incidono sul prezzo finale: la scelta del circuito, il modello di vettura e la durata dell’esperienza in pista. Conoscere queste variabili consente di pianificare un budget realistico ed evitare offerte ingannevoli.
Il circuito fa la differenza sul costo
La location costituisce il primo elemento di variazione tariffaria. Autodromi differenti applicano prezzi diversi in base alle caratteristiche tecniche del tracciato, alla lunghezza e al prestigio dell’impianto. Per le vetture di categoria iniziale, come la Bmw M2 Competition o la Porsche 718 Cayman, i listini mostrano differenze sostanziali.
Circuiti come Binetto, Arese o Pomposa propongono tariffe base di 49 euro per un singolo giro. Al contrario, impianti più celebri o impegnativi come il Tazio Nuvolari o Vairano richiedono 79 euro per la stessa prestazione. La scelta non deve basarsi esclusivamente sulla prossimità geografica, ma valutare il rapporto tra costo e qualità dell’esperienza offerta dal tracciato.

Dai modelli entry-level alle hypercar
Il secondo parametro cruciale è naturalmente il veicolo selezionato. Le fasce tariffarie rispecchiano fedelmente il valore commerciale e le prestazioni tecniche di ogni modello. Superare la categoria d’ingresso significa confrontarsi con aumenti di prezzo significativi.
A Modena, ad esempio, le vetture base costano 69 euro al giro, mentre supercar autentiche come la Lamborghini Huracan o la McLaren 570S richiedono 99 euro. Il vertice della gamma è occupato da modelli tecnologicamente avanzati quali la Ferrari 296 o la Porsche 992, con tariffe che raggiungono i 139 euro per il primo passaggio sullo stesso circuito emiliano. Il divario riflette componenti meccaniche più sofisticate e costi di manutenzione superiori.
Ottimizzare la spesa con pacchetti multipli
Il numero di tornate rappresenta la terza leva di regolazione del budget. Un singolo giro funziona come prima esperienza o regalo economico, ma limita la possibilità di comprendere appieno le dinamiche di guida. L’incremento della percorrenza garantisce un rapporto qualità-prezzo più favorevole.
Al circuito di Mores, tre passaggi su una Ferrari 296 hanno un costo di 299 euro, mentre estendere a cinque giri porta il totale a 449 euro, riducendo sensibilmente la spesa unitaria. Le formule più complete, come i pacchetti da dieci giri, si rivolgono a chi desidera un’immersione completa e possono arrivare a 999 euro per i modelli top a Vairano o Modena. Questa progressione premia chi investe in un’esperienza più lunga e strutturata.
Diffidarsi delle proposte fuori mercato
Un aspetto fondamentale riguarda l’affidabilità delle offerte. Prezzi eccessivamente bassi rispetto agli standard di mercato sollevano legittimi dubbi sulla serietà dell’operatore. I valori indicati riflettono costi reali di gestione e manutenzione per vetture dal valore di centinaia di migliaia di euro.
Proposte che promettono giri su Ferrari o Lamborghini a tariffe irrisorie, senza specificare condizioni particolari o eventuali supplementi nascosti, meritano particolare attenzione. La trasparenza costituisce il principale indicatore di professionalità: listini dettagliati con distinzioni chiare tra circuiti e categorie di veicoli garantiscono un servizio serio e strutturato.
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