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Auto in folle in discesa: un falso mito pericoloso e inutile

Scendere in folle sembra la scelta giusta per il portafoglio, ma i motori moderni nascondono una logica completamente opposta.
Esiste un’abitudine radicata nell’automobilismo italiano, tramandata dai tempi dei vecchi veicoli a carburatore: mettere la marcia in folle nelle discese per “risparmiare benzina”. Sui veicoli moderni questa pratica non solo si rivela inutile dal punto di vista economico, ma espone il guidatore a rischi concreti per la sicurezza e l’integrità meccanica dell’auto.
Il sistema cut-off: perché la marcia inserita consuma meno
Sulle automobili prodotte a partire dagli anni Novanta, la centralina elettronica gestisce l’iniezione del carburante in modo completamente diverso rispetto ai vecchi motori. Quando si inserisce una marcia e si toglie il piede dall’acceleratore, entra in funzione il cosiddetto sistema cut-off: l’inerzia delle ruote trascina il motore e la centralina interrompe del tutto l’afflusso di benzina, portando il consumo istantaneo a 0,0 litri/100 km.
In folle, invece, il motore è scollegato dalle ruote e deve mantenersi autonomamente al regime di minimo (circa 800-900 giri al minuto). Per farlo, la centralina inietta carburante in modo continuativo. Il risultato è paradossale: chi scende in folle convinto di risparmiare spende di più rispetto a chi mantiene la marcia inserita senza accelerare.

Freni a rischio: il pericolo del surriscaldamento
Oltre all’aspetto economico, c’è una questione di sicurezza che non va sottovalutata. Scendere in folle significa rinunciare al freno motore, quel contributo frenante che il propulsore offre naturalmente quando è collegato alle ruote. In una discesa ripida, senza questo ausilio, tutto il lavoro di decelerazione grava esclusivamente sull’impianto frenante.
Il sovraccarico continuo porta i dischi e le pastiglie a temperature molto elevate. Oltre una certa soglia termica si innesca il cosiddetto “fading”: il fluido freni forma bolle d’aria (vapor lock), il pedale diventa spugnoso e, nei casi più gravi, l’impianto perde efficacia in modo quasi totale. A questo si aggiunge una minore stabilità in curva e l’impossibilità di usare l’acceleratore per correggere la traiettoria in caso di emergenza.
La tecnica corretta per affrontare le discese
La regola insegnata nei corsi di guida sicura è semplice e diretta: usare la stessa marcia che si utilizzerebbe per percorrere quel tratto in salita. Se per affrontare un tornante in salita si usa la terza, si scende in terza. In questo modo il motore gestisce la velocità, i freni si conservano e il consumo di carburante rimane azzerato per tutto il tragitto.
Questa tecnica tutela contemporaneamente il portafoglio, la meccanica del veicolo e l’incolumità del guidatore: tre vantaggi concreti che rendono definitivamente superata l’abitudine di scendere a marcia disinserita.
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