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Allarme gas illegali nel climatizzatore auto: i rischi nascosti

Un terzo dei gas per i climatizzatori auto in Italia è illegale: i rischi per l’ambiente, per la sicurezza e per i danni ai veicoli.
Con l’arrivo del caldo, migliaia di automobilisti si rivolgono alle officine per la manutenzione del climatizzatore, un’operazione che nasconde tuttavia un rischio poco conosciuto. Le stime dell’Adira (Associazione degli operatori indipendenti della rete dell’aftermarket) parlano di un 30% del mercato italiano dei refrigeranti alimentato da prodotti irregolari, mentre a livello comunitario i sequestri di Hfc hanno raggiunto le 670 tonnellate nel 2024, quasi il triplo rispetto all’anno prima.
Non si tratta di un dettaglio marginale: l’uso di gas non certificati espone l’automobilista a conseguenze economiche e di sicurezza ben più gravi del semplice risparmio ottenuto sulla ricarica, oltre a danneggiare l’ambiente attraverso sostanze dall’elevato potenziale di riscaldamento globale.
I danni al veicolo e i rischi per la sicurezza legati ai gas contraffatti.
Nei casi più critici, l’utilizzo di idrocarburi economici come propano e butano al posto dei refrigeranti previsti dalla normativa può portare, in caso di incidente, alla rottura di valvole e tubi flessibili: una fuoriuscita di gas infiammabile a contatto con le parti calde del motore può generare un’esplosione. Un rischio estremo, ma non l’unico legato ai prodotti irregolari.
Più frequente è il danno progressivo all’impianto: un gas contenente cloro, mescolandosi alle gocce d’acqua presenti nel circuito, produce acido cloridrico, che corrode tubazioni, evaporatore e radiatore fino a provocare perdite. Ancora più oneroso è il grippaggio del compressore, causato dalla reazione fra l’olio lubrificante e alcune sostanze chimiche contenute nel gas contraffatto: la sostituzione del componente costa centinaia di euro, senza contare la possibile contaminazione dell’intero circuito con schegge metalliche che impongono un lavaggio chimico dell’impianto.

Il mercato parallelo dei refrigeranti e le indagini della Guardia di finanza.
Il traffico di gas irregolari genera guadagni consistenti, ed è questo il motivo che spiega la diffusione del fenomeno. La Guardia di finanza ha condotto negli ultimi anni diverse operazioni, anche sotto copertura, che hanno portato alla luce pratiche come la falsificazione di etichette e fatture, la vendita di bombole illegali su piattaforme di commercio online e il superamento delle quote consentite per la produzione del vecchio gas HFC.
Il fenomeno danneggia anche le casse dello Stato, con evasione dell’Iva e dei dazi doganali legata a prodotti che entrano clandestinamente in Europa da Cina e altri Paesi asiatici. A differenza delle bombole legali, ricaricabili e tracciabili come richiesto dalla normativa Ue, quelle irregolari sono spesso contenitori usa e getta che disperdono nell’ambiente le sostanze residue, talvolta miscelate con gas vietati come l’R22, dannoso per lo strato di ozono, o prodotte con standard di purezza inferiori in fabbriche esterne all’Unione europea.
Le regole sui gas F-gas, il divario di prezzo e i segnali per riconoscere una bombola a norma.
Alla base del fenomeno c’è un preciso quadro normativo: il Regolamento europeo sugli F-Gas vieta, per tutte le vetture prodotte dal 2017, l’uso del vecchio gas R134a, sostituito dall’R1234yf, molecola più reattiva capace di decomporsi in circa dieci giorni senza accumularsi nell’atmosfera. Le norme consentono ancora piccole quantità del vecchio gas sul mercato, la cui scarsità ne ha fatto salire il prezzo: una ricarica con R134a costa fra 70 e 100 euro, mentre quella con il nuovo gas arriva fra 130 e 250 euro. Il gas legale R1234yf costa all’officina 100-140 euro al kg, contro i 20-30 euro delle bombole contraffatte: per questo conviene diffidare di chi propone ricariche a 30-40 euro su vetture recenti.
Per verificare l’autenticità di una bombola, quattro elementi sono decisivi: il marchio internazionale Pi greco (π) con il numero dell’ente certificatore, il codice colore (azzurro chiaro per l’R134a, bianco con striscia rossa per l’R1234yf), il sigillo di garanzia sulla valvola e l’etichetta completa di formula chimica, pittogrammi di pericolo, dati di produzione e valore Gwp. Destano invece sospetto le bombole sottili e leggere prive di maniglia di protezione, tipiche dei contenitori usa e getta da tempo vietati nella Ue, così come le etichette con caratteri non latini o senza codici a barre e numeri di lotto.
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