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Russia senza carburante: perché la benzina è diventata introvabile all’improvviso

Distributori presi d’assalto, prezzi record e task force d’emergenza: la Russia fa i conti con la crisi del carburante.
Risse davanti ai distributori, file che durano ore e prezzi mai visti prima: è questo lo scenario che si sta diffondendo in diverse regioni russe, dove reperire benzina e gasolio è diventato un’impresa quotidiana. Il dato sorprende ancora di più se si considera che la Russia figura tra i principali produttori mondiali di petrolio, eppure fatica a garantire rifornimenti regolari sul proprio territorio.
Alla radice del problema ci sono i danni subiti dalle raffinerie colpite da attacchi con droni, una rete logistica sempre più fragile e una domanda interna che continua a crescere. Il governo di Mosca ha ammesso le difficoltà e sta correndo ai ripari, ma tra la popolazione il nervosismo resta alto.
Gli attacchi alle raffinerie mettono in ginocchio la distribuzione
A scatenare l’emergenza sono stati soprattutto i raid con droni contro impianti di raffinazione e depositi di carburante, che hanno ridotto drasticamente la capacità produttiva del Paese e complicato la logistica distributiva su scala nazionale. È proprio questa strozzatura, più che una reale mancanza di greggio, ad aver innescato la crisi attuale.
La conseguenza più visibile sono le file chilometriche comparse in numerose città russe, con automobilisti costretti ad attendere anche diverse ore per fare rifornimento. Diverse regioni hanno già introdotto tetti massimi alla quantità acquistabile per veicolo, mentre parecchi impianti restano chiusi per l’esaurimento delle scorte.

Agricoltura e trasporti in affanno: la benzina supera i 100 rubli al litro
Non sono solo i privati a subire gli effetti della carenza. Il comparto agricolo segnala serie difficoltà nel reperire carburante per portare a termine la raccolta, mentre le aziende di logistica e trasporti lamentano ritardi nelle consegne e un’impennata dei costi operativi che si riflette sull’intera catena di approvvigionamento.
Sul fronte dei prezzi, la scarsità ha fatto schizzare i costi alla pompa fino a livelli record, con punte che superano i 100 rubli al litro presso alcuni distributori indipendenti. È in questo clima di tensione crescente che sui social network si moltiplicano i video di discussioni e scontri fisici scoppiati durante le lunghe attese davanti agli impianti.
Il Cremlino corre ai ripari con una task force
Di fronte all’aggravarsi della situazione, il Cremlino ha istituito una task force dedicata alla gestione dell’emergenza, incaricata di individuare soluzioni rapide per garantire la continuità delle forniture sul mercato interno. Parallelamente Mosca ha scelto di aprire le importazioni: dall’India arrivano ora carichi di benzina, mentre le forniture dalla Bielorussia proseguono e si intensificano, una mossa che fino a poco tempo fa sarebbe apparsa improbabile per una delle maggiori potenze energetiche del pianeta.
Il quadro complessivo conferma quanto il conflitto con l’Ucraina stia generando ripercussioni sempre più concrete anche all’interno dei confini russi. Tra le difficoltà del sistema di raffinazione, i vincoli logistici e una domanda interna in crescita, il settore energetico nazionale si trova sotto una pressione crescente. Se gli attacchi alle infrastrutture dovessero proseguire con la stessa intensità registrata finora, razionamenti, rincari e code ai distributori rischiano di diventare una condizione sempre più diffusa nei prossimi mesi.
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