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Addio patente? Quanto vogliono davvero gli italiani per smettere di guidare

Per gli italiani l’auto vale tre volte il bonus maltese: tra identità, trasporti carenti e richieste fino a 100.000 euro per lasciare il volante.
Rinunciare alla patente per cinque anni? In Italia è una prospettiva che divide, e soprattutto costa cara. Una ricerca di AutoScout24 ha provato a misurare quanto vale davvero il volante per gli automobilisti italiani, e il risultato è inequivocabile: quasi il 90% del campione sarebbe disposto ad aprire una trattativa con lo Stato, ma le cifre richieste sono ben distanti da quelle in discussione in Europa. Per una quota consistente di intervistati, inoltre, nessun incentivo sarebbe comunque sufficiente: l’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma qualcosa di più difficile da cedere.
Quando l’auto è una questione d’identità
Il 12% degli italiani esclude categoricamente qualsiasi accordo, a prescindere dal compenso. Un dato che l’indagine approfondisce: per il 29% di questo gruppo, il motivo principale è il desiderio di indipendenza, ovvero la libertà di spostarsi senza dipendere da orari, coincidenze o reti infrastrutturali. Il 21% chiama in causa le esigenze familiari, mentre il 14% punta il dito contro le carenze del trasporto pubblico locale.
Anche tra chi accetterebbe di trattare, le condizioni sono stringenti. La fascia d’età tra i 34 e i 55 anni, quella con le esigenze di mobilità più complesse, chiede tra i 75.000 e gli 85.000 euro. La media nazionale si attesta tra i 65.000 e i 75.000 euro, e il 29% degli intervistati non scenderebbe sotto i 100.000 euro. Numeri che raccontano quanto profondo sia il legame tra gli italiani e la propria auto.

Un paese spaccato tra grandi città e periferie dimenticate
L’indagine di AutoScout24 non si limita a registrare le richieste economiche: scava nelle ragioni pratiche che rendono difficile immaginare una simile misura su scala nazionale. Il 57% degli intervistati dubita concretamente della sua applicabilità in Italia, e le motivazioni sono precise.
Per il 58% degli italiani l’automobile è il mezzo principale per gli spostamenti quotidiani, una dipendenza difficile da spezzare. Il 49% del campione giudica il sistema di trasporto pubblico insufficiente o inefficiente. E il 37% è convinto che una politica del genere potrebbe funzionare solo nelle grandi città dotate di reti di mobilità adeguate, risultando invece del tutto irrealistica nelle aree periferiche e nei comuni meno urbanizzati, dove il bus passa una volta ogni ora, quando passa.
Il modello maltese e il divario con la realtà italiana
È in questo contesto che si misura la distanza tra l’Italia e Malta, dove dall’inizio del 2026 è attivo un programma rivolto ai giovani under 31 residenti da almeno sette anni sull’isola. Il governo maltese offre fino a 25.000 euro, distribuiti nell’arco del quinquennio, a chi accetta di rinunciare alla guida con l’obiettivo di ridurre il numero di veicoli in circolazione.
In Italia, quella cifra è considerata largamente inadeguata: servirebbe almeno il triplo per avvicinare la misura a una soglia di attrattività reale. Le differenze non sono solo economiche, ma strutturali e culturali. Malta è un’isola di piccole dimensioni con una rete di servizi concentrata; l’Italia è un paese vasto, disomogeneo, dove la qualità della mobilità pubblica cambia radicalmente da regione a regione, e spesso da comune a comune.
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