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Bando auto endotermiche 2035: nervi tesi tra Francia e Germania

motore endotermico

La frenata sul bando delle auto endotermiche, inizialmente previsto per il 2035, mette Francia e Germania l’una contro l’altra.

Il brusco passo indietro nell’iter che dovrebbe portare al bando delle auto endotermiche nel 2035 fa vacillare anche le alleanze più consolidate. Qualche ora fa la Francia ha attaccato la Germania per le perplessità circa la proposta legislativa. E adesso è il cancellierato di Olaf Scholz ad alzare la voce.

Ai microfoni di alcune testa del gruppo Funze Media, Christian Lindner, ha dichiarato: “È molto deplorevole che il governo francese stia minacciando una resa dei conti nella disputa sul bando delle endotermiche”. Il ministro delle Finanze tedesco è uno dei principali promotori della richiesta di deroga per i motori e-fuel nel piano Fit for 55.

Con fare deciso e perentorio, il politico ha ribattuto alle dure critiche mosse da Parigi. Ad avviso del ministro dell’Economia d’oltralpe, Bruno Le Maire, l’Unione Europea ha il dovere di confermare i propositi iniziali. All’emittente France Info ha affermato:“Non possiamo dire che c’è un’emergenza climatica e poi ritirarci dalla transizione verso i veicoli elettrici. Siamo pronti a combattere perché è un errore ambientale ed economico.

Scontro di filosofie

La tesi supportata dalla Francia non prenderebbe in considerazione, secondo Lindner, i notevoli costi di produzione delle bev, ben superiore ai veicoli a combustione interna: “Le Maire sa benissimo che la mobilità in auto potrebbe diventare sempre più costosa per molte persone che lavorano duramente. Dobbiamo prendere sul serio queste preoccupazioni”.

La controparte transalpina mette, invece, in guardia le autorità. È necessario a suo avviso dare delle risposte certe ai marchi del ramo automotive, affinché abbiano gli strumenti necessari per definire in maniera chiara i loro progetti: “Dire che andremo verso l’elettrico, ma rimarremo per un po’ con l’endotermico è economicamente incoerente e pericoloso per l’industria. Non è nel nostro interesse nazionale, non è nell’interesse delle case automobilistiche e non è nell’interesse del pianeta”.

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