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Auto e sicurezza: perché le donne rischiano il 60% di lesioni in più in un incidente

Il manichino maschile usato nei crash test da decenni espone le donne a un rischio di lesioni superiore del 60%.
Negli Stati Uniti è in arrivo una svolta normativa destinata a cambiare i criteri con cui vengono progettati i sistemi di sicurezza delle automobili. La NHTSA, la National Highway Traffic Safety Administration, ha introdotto il THOR-05F, il primo manichino per crash test costruito per riprodurre fedelmente l’anatomia femminile: 150 sensori, biomeccanica aggiornata, misurazioni precise sulle deformazioni toraciche e sugli impatti ai tessuti molli. Il suo utilizzo nei test federali americani diventerà obbligatorio entro il 2027.
La ragione di questa scelta è documentata da una ricerca della TU Graz, l’università tecnica austriaca che ha esaminato i dati di oltre un decennio di incidenti stradali, dal 2012 al 2024: le donne riportano lesioni con una frequenza superiore del 60% rispetto agli uomini, a parità di tipo di collisione. Un divario che non dipende dal comportamento alla guida, ma da limiti strutturali nei sistemi di sicurezza oggi in uso.
Il problema nasce negli anni Settanta
Tutto risale a una scelta compiuta decenni fa: la definizione degli standard di sicurezza basata sul manichino Hybrid III, calibrato su un uomo di 1,75 metri e 78 chili. Da quel momento, airbag, cinture e strutture di assorbimento degli urti sono stati progettati avendo come unico riferimento quel profilo fisico.
Le donne, però, non condividono le stesse caratteristiche biomeccaniche: il bacino ha una conformazione diversa, la muscolatura del collo è meno robusta e la distribuzione delle masse corporee segue geometrie differenti. I manichini femminili introdotti in seguito erano, nella quasi totalità dei casi, semplici riduzioni in scala di quelli maschili. Un approccio fuorviante, considerando che il 95% delle donne reali è fisicamente più grande di questi modelli ridotti. A incidere ulteriormente è la posizione di guida: le donne tendono a sedersi più vicine al volante o a occupare il sedile del passeggero, dove l’efficacia di airbag e cinture cala in modo significativo se il sedile è reclinato.

Le conseguenze reali sugli occupanti femminili
I dati raccolti dalla TU Graz fotografano un quadro preoccupante. Le zone del corpo più colpite in modo sproporzionato nelle occupanti di sesso femminile sono torace, colonna vertebrale, braccia e gambe. La situazione più critica riguarda gli urti a bassa velocità: in questi scenari, le probabilità per una donna di riportare ferite gravi o di perdere la vita superano del doppio quelle di un uomo coinvolto nella stessa tipologia di impatto.
Un divario che prescinde dal tipo di veicolo e dalla dinamica dell’incidente, confermando come il problema non riguardi le circostanze esterne, ma la struttura stessa dei sistemi di protezione a bordo, pensati storicamente per un solo tipo di corpo.
Il modello Volvo e le cinture adattive sulla EX60
Nell’attesa che le nuove norme entrino in vigore, Volvo è la casa automobilistica che ha anticipato con maggiore determinazione questo cambiamento. Con il progetto E.V.A. (Equal Vehicles for All), la casa svedese ha costruito una biblioteca digitale aperta a tutti i produttori, contenente oltre 60 anni di ricerche sulla sicurezza basate su dati reali. Già nel 1998 aveva introdotto il sistema WHIPS, concepito specificamente per ridurre il rischio di colpo di frusta, trauma a cui le donne sono più esposte per via della minore forza muscolare del collo.
Sulla recente EX60, Volvo ha integrato cinture di sicurezza multi-adattive in grado di modulare la forza di ritenuta in tempo reale in base alla corporatura e alla postura dell’occupante. Nei test virtuali, la casa utilizza il manichino EVA, che replica le caratteristiche fisiche di una donna media di 1,62 metri e 62 chili, dotato di sensori dedicati al monitoraggio delle sollecitazioni su bacino e colonna vertebrale.
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