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Colonnine elettriche: in Italia cresce la rete, ma la burocrazia è lenta

La rete di ricarica elettrica italiana cresce, ma gli operatori chiedono al sistema pubblico un coordinamento concreto e procedure più rapide.
Il settore della ricarica elettrica in Italia avanza, ma lo fa quasi in solitaria. È questo il messaggio centrale che emerge dall’ultimo report trimestrale di Motus-E: gli operatori privati stanno costruendo un’infrastruttura strategica per il Paese “sostanzialmente da soli”, in un contesto che il presidente dell’associazione Fabio Pressi definisce “complicato”, segnato dal “ritardo tutto italiano nell’adozione dei veicoli elettrici”. Il totale dei punti di ricarica ha superato le 78.000 unità, con 5.206 nuove installazioni nel solo primo trimestre del 2026.
Il nodo irrisolto: burocrazia, distributori locali e coordinamento pubblico-privato
Pressi non si limita ai numeri e lancia un appello diretto: “Un processo per il quale non è più rinviabile un reale coordinamento tra tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti”. Nel mirino ci sono le procedure autorizzative, giudicate ancora troppo lente, e i tempi di collegamento alla rete da parte dei distributori locali.
Un indicatore concreto del problema è la quota di stazioni installate ma ancora inattive perché in attesa di allaccio elettrico: oggi al 12,9%, in calo rispetto al precedente 14,9%. Motus-E lo definisce “un passo avanti importante”, sottolineando però che questo miglioramento non riduce l’urgenza di interventi strutturali. L’associazione guarda con aspettativa al presidente dell’ANCI, Gaetano Manfredi, dal quale auspica “un segnale per rilanciare la collaborazione con le amministrazioni locali”.

La geografia della ricarica: Nord avanti, divari ancora marcati
Sul territorio nazionale, la Lombardia guida la classifica con 17.143 punti, seguita da Piemonte (7.574), Veneto (7.413), Lazio (6.985) ed Emilia-Romagna (6.366). Negli ultimi dodici mesi, i dodici mesi che portano al totale di 12.261 nuovi punti installati, la crescita più consistente in valore assoluto è quella lombarda, con +3.837 unità.
La concentrazione nel Centro-Nord conferma uno squilibrio territoriale che le cifre aggregate tendono a mascherare, con le regioni meridionali ancora distanti dai volumi delle aree più infrastrutturate.
Alta potenza e autostrade: la qualità della rete cambia passo
Parallelamente alla quantità, cresce la qualità delle installazioni. Negli ultimi dodici mesi, il 64% dei nuovi punti appartiene alla fascia ad alta o altissima potenza, contro il 50% del periodo precedente. Il salto più visibile avviene lungo le autostrade: le colonnine presenti sono passate dalle 559 del 2023 alle 942 di marzo 2024, fino alle 1.461 attuali, con il 61% capace di erogare oltre 150 kW. Motus-E stima che ormai circa la metà delle aree di servizio autostradali disponga di postazioni operative.
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