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Il paradosso Xiaomi: oltre 5mila dollari di perdita per ogni auto venduta

I dati del primo trimestre 2026 mostrano perdite da 3,1 miliardi di yuan, margini in calo e una guerra dei prezzi che frena la redditività.
Il mercato cinese dell’auto elettrica è oggi uno dei più competitivi al mondo, con marchi come BYD, Tesla, Nio, Xpeng e Li Auto impegnati in una guerra dei prezzi che comprime i margini dell’intero settore. È in questo scenario che Xiaomi sta costruendo la sua presenza automotive, puntando su volumi crescenti e una rete commerciale in rapida espansione, accettando nel breve periodo perdite significative finanziate dai profitti degli altri segmenti del gruppo. Nel primo trimestre 2026 le consegne hanno superato le 80 mila unità, ma ogni veicolo venduto ha generato una perdita di circa 5.600 dollari.
Una gamma in crescita e obiettivi da record
La strategia di prodotto di Xiaomi si articola attorno a due modelli principali. Il SUV YU7 ha raggiunto 232 mila consegne cumulative in appena dieci mesi, con prezzi che partono da 233.500 yuan (circa 34.300 dollari) e arrivano a 389.900 yuan per la versione sportiva YU7 GT, pari a oltre 57 mila dollari. La nuova generazione della berlina SU7, lanciata a marzo 2026, ha già raccolto oltre 80 mila ordini confermati.

Sul fronte distributivo, il gruppo ha ampliato la rete a 490 punti vendita in 143 città cinesi, mentre per l’intero 2026 l’obiettivo dichiarato è di raggiungere le 550 mila consegne, un traguardo che richiede una crescita produttiva sostenuta. Il prezzo medio di vendita si attesta intorno ai 235.000 yuan, equivalenti a circa 34.600 dollari.
I numeri in rosso del trimestre
I risultati finanziari del periodo gennaio-marzo 2026 mostrano un quadro ancora lontano dall’equilibrio. La divisione “Smart EV & AI Innovation” ha chiuso con una perdita operativa di 3,1 miliardi di yuan, a fronte di ricavi pari a 19,9 miliardi di yuan (circa 2,9 miliardi di dollari). Le consegne hanno raggiunto 80.856 unità, in crescita del 6,6% rispetto alle 75.869 dello stesso trimestre 2025.
Il confronto annuale è impietoso: nel primo trimestre 2025 la perdita per veicolo era di circa 900 dollari, oggi è salita a oltre sei volte quel valore. A incidere sono stati il calo del margine lordo dal 23,2% al 20,1%, l’aumento del costo delle componenti elettroniche, il rincaro globale delle memorie e la minore quota delle versioni più redditizie della SU7 Ultra.

Una scommessa industriale finanziata dagli smartphone
Le perdite della divisione auto non sorprendono chi osserva le dinamiche del settore elettrico cinese. Molti analisti le interpretano come parte di una strategia deliberata di acquisizione di quote di mercato, sostenuta dai profitti del business smartphone e dell’ecosistema di dispositivi connessi, ancora principale fonte di ricavi del gruppo.
Il rallentamento di quel segmento nel trimestre ha però aggravato il quadro complessivo, rendendo più evidente quanto l’espansione automotive di Xiaomi dipenda dalla tenuta degli altri comparti. La sfida del gruppo è dimostrare che i volumi attuali possano tradursi, nel medio periodo, in un modello industriale economicamente sostenibile.
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