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Tegola per gli automobilisti: il Governo rivede al ribasso gli aiuti fiscali sul diesel

Gasolio oltre i 2 euro al litro dopo il taglio delle agevolazioni fiscali del governo: i consumatori pagano un pieno da 6 euro in più.
Il taglio delle accise sul diesel deciso dal governo colpisce i portafogli di milioni di italiani proprio all’inizio della stagione estiva. Lo sconto fiscale sul gasolio è stato dimezzato da 20 a 10 centesimi al litro, con un effetto reale alla pompa che scende da 24,4 a 12,2 centesimi, considerando l’incidenza dell’Iva. Un colpo diretto per automobilisti e autotrasportatori, in un momento in cui le medie nazionali avevano già sfiorato la soglia critica dei 2 euro al litro.
I prezzi alla pompa e le proiezioni per l’estate
I dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) scattano una fotografia già preoccupante: a fine maggio, il prezzo self-service della benzina verde si attestava a 1,968 euro al litro, mentre il gasolio aveva già superato quota 2,037 euro. In autostrada i valori salgono ulteriormente, toccando rispettivamente 2,057 e 2,123 euro al litro.
Le proiezioni del Codacons indicano che, con il dimezzamento dell’agevolazione, il prezzo medio del gasolio self-service raggiungerà circa 2,09 euro al litro sulla rete ordinaria e sfiorerà i 2,18 euro lungo le autostrade. In termini concreti, ogni pieno costerà 6,1 euro in più rispetto a pochi giorni fa. Per gli automobilisti a benzina, invece, la situazione rimane invariata: lo sconto di 6,1 centesimi al litro resta confermato.

Il peso sui consumatori e sul settore produttivo
Le associazioni di consumatori sono sul piede di guerra. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, definisce senza giri di parole gli automobilisti “polli da spennare”. A livello europeo, l’Italia sale al sesto posto per il diesel più costoso, superata solo da Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Francia e Belgio.
L’impatto non riguarda solo i privati. Secondo la Cgia, in appena tre mesi il caro-gasolio ha bruciato 2,1 miliardi di euro nel settore dell’autotrasporto, con le regioni più colpite che sono Lombardia, Campania e Sicilia. Anche la Cna lancia l’allarme: il presidente Dario Costantini ha dichiarato che “il furgone da lavoro sta diventando una bolletta viaggiante”.
Una misura giustificata? Il confronto a dieci anni
Non tutti leggono il provvedimento del governo come un semplice aggravio. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ricorda che tra febbraio e aprile il prezzo industriale del diesel era salito bruscamente, giustificando il maxi-sconto. Nelle settimane successive, le quotazioni nette erano scese di circa 15 centesimi, rendendo il taglio dell’agevolazione una scelta tecnicamente coerente. Secondo l’esperto, mantenere prezzi artificialmente bassi in una fase di scorte globali limitate rischia di stimolare i consumi e aggravare la carenza di materia prima.
Il quadro storico aggiunge un ulteriore livello di riflessione. Confrontando i dati della Commissione Europea nell’arco di un decennio, fare il pieno con un’auto diesel costa oggi mediamente 35,7 euro in più rispetto a maggio 2016. Senza i vari interventi governativi degli ultimi anni, il rincaro puro sarebbe stato del 75,5% (contro una media UE del 69,2%), con un aggravio extra di 48 euro per ogni singolo rifornimento.
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