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Pedone investito: non ha sempre torto chi guida. Quando è colpa di chi attraversa

Investimento stradale, chi paga i danni e quando il pedone perde ogni diritto al risarcimento secondo il Codice Civile.
In Italia, le regole sulla responsabilità negli investimenti stradali sono spesso fraintese: non sempre chi guida è automaticamente colpevole, né chi cammina a piedi è sempre tutelato. Esistono circostanze precise in cui il risarcimento viene ridotto, azzerato o persino ribaltato a carico del pedone stesso. Capire questi meccanismi significa sapere cosa aspettarsi in caso di sinistro.
I casi estremi: quando il pedone non riceve nulla e quando ottiene tutto
La casistica degli investimenti stradali contempla due scenari opposti. Nel primo, il pedone perde ogni diritto al risarcimento: succede quando il conducente dimostra che il comportamento di chi attraversava era del tutto imprevedibile, tale da non consentire alcuna manovra d’emergenza. Chi sbuca all’improvviso tra le auto in sosta o attraversa di corsa dove nessuno potrebbe aspettarsi la sua presenza si espone non solo alla perdita del rimborso, ma anche alla condanna alle spese processuali.
Nel caso opposto, la tutela è piena e incondizionata: sulle strisce pedonali l’automobilista ha l’obbligo assoluto di cedere il passo, e qualsiasi investimento in quel contesto determina un risarcimento completo. Anche fuori dagli attraversamenti segnalati, però, il pedone mantiene il diritto al rimborso se il conducente procedeva a velocità non adeguata, era distratto dal cellulare o guidava in stato di alterazione.

Gli obblighi di chi cammina e il meccanismo del concorso di colpa
Spesso si ignora che anche il pedone ha obblighi precisi stabiliti dal Codice della Strada. È tenuto a usare le strisce se queste si trovano entro 100 metri, ad attraversare perpendicolarmente e non in diagonale, a rispettare il semaforo rosso e a dare la precedenza ai veicoli quando si trova fuori dagli spazi segnalati. Comportamenti contrari a queste norme configurano una condotta imprudente che influisce sulla ripartizione delle responsabilità.
Quando entrambe le parti hanno violato le regole, entra in gioco il principio del concorso di colpa: la responsabilità viene distribuita in percentuali, riducendo il risarcimento in proporzione alla quota attribuita al pedone. Se un giudice stabilisce, ad esempio, che attraversare guardando lo smartphone ha reso il pedone responsabile al 30% del sinistro, l’indennizzo finale corrisponderà soltanto al 70% dell’importo dovuto. Ogni valutazione avviene caso per caso, analizzando velocità, visibilità e testimonianze.
Il principio di base: perché la legge parte sempre dalla colpa del conducente
L’intero impianto normativo poggia sull’articolo 2054 del Codice Civile, che stabilisce una presunzione di responsabilità a carico di chi guida. La legge afferma che il conducente “è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”.
Non è quindi il pedone a dover dimostrare la colpa dell’automobilista, ma è quest’ultimo a dover fornire la prova contraria. Questo principio riflette una scelta precisa del legislatore: proteggere la componente più vulnerabile della strada imponendo a chi guida un dovere di massima attenzione, indipendentemente dal comportamento degli altri utenti.
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